Il presidio
Il pagellone: Pavoletti, tacco di gioia dopo un anno e mezzo
Le manone di Gigio decisive per il Milan. Juve: Dybala è un rebus. Da 10 a 0 i nostri voti al weekend di Serie A
Sembrava Roberto Mancini. Ma era Leonardo Pavoletti da Livorno. Sono passati 553 giorni dall’ultimo gol vero, in serie A. Complice in negativo un doppio bruttissimo infortunio ai legamenti. Ora che Simeone era fuori per il virus, è stato il suo momento al centro dell’attacco sardo. E Leonardo non ha tradito. Bellissimo il colpo di tacco su cross da destra, bellissima la prova di sostanza che è un messaggio neppure troppo in codice a Mancio in chiave Europeo. Dicevamo del tacco di Pavoletti, ma parliamo anche delle manone di Gigio. Donnarumma è decisivo su Vlahovic e Ribery. Due interventi super che impediscono ai viola di tentare il recupero e cancellano le amnesie del primo match col Lille. Sul lato basso del pagellone inevitabile il votaccio a Chiriches, male il viola Pulgar, e telefonata alla Sciarelli per Dybala. Chi l’ha visto?
Pavoletti (CAGLIARI)
10 - Inumeri dicono che ha dovuto aspettare553giorni per tornare a sorridere.Da tanto nonsegnava un gol ufficiale col Cagliari dopo il doppio infortunio ai legamenti. Ieri l’attaccante livornese - centravanti “operaio” come ama definirsi - si è liberato dalla maledizione con un gol dei suoi, da rapaced’area.Stavolta, però, senza usare la testama indirizzando con un taccomagico in rete sul primo pallo ilperfetto cross di Zappa dalla destra.Epensare che faceva il vice Simeone, costretto fuori dal virus...
Gianluigi Donnarumma (MILAN)
9 - Stavolta Gigio scaccia i fantasmi della prima sfida col Lille ed è decisivo più che mai. Prima sfiora con la punta delle dita il missile di Vlahovic quel tanto che basta per far terminare la palla sul palo. Poi nella ripresa ipnotizza Ribery che tenta o scavino ma Gigio non abbocca e impedisce al francese di gioire. Una prestazione maiuscola come quella della sua squadra che, anche con Pioli fuori e senza Ibra, gioca bene: un calcio pratico ed essenziale che le vale il primato da capolista.
Lautaro Martinez (INTER)
8 - Scrive la Gazzetta:«Li ha fatti diventare tutti matti». Peccato che il Toro non abbia giocato così contro il Real perché forse...Col Sassuolo, invece, Lautaro si carica sulle spalle il peso di un attacco in cui non c’è Lukaku ma Sanchez. Dunque fantasia al potere, ma ridotto peso specifico. Ed è proprio dal piede dell’argentino che parte l’assist del gol del Nino Maravilla, col cileno che spiana la strada ai nerazzurri. Poi Lautaro offre una prova di grande generosità. Il Toro che ci ricordavamo.
Mattia Zaccagni (VERONA)
7 - Si chiama Mattia e fa impazzire la Dea. Prestazione imponente quella di questo ragazzo classe 1995,, professione centrocampista. Una prova completa di tutto: fantasia, concretezza, capacità di sacrificarsi in favore dei compagni. Toloi lo deve affossare in area per fermarlo, ma il fallo sciocco vale il rigore. Poi, in contropiede, chiude la partita in favore degli scaligeri. E’ senza dubbio l'uomo più in forma nella squadra di Juric, punto di riferimento a cui non si può rinunciare.
Roberto Pereyra (UDINESE)
6 - «Volevamo onorare Maradona, questa vittoria è per lui». Sono le parole pronunciate alla fine della vittoriosa prestazione dell’Udinese all’Olimpico da Rodrigo De Paul e Roberto Pereyra. Ma se a De Paul, maestro d’orchestra del centrocampo friuliano, siamo abituati (finisce spesso tra i voti top della sua squadra), al collega argentino lo siamo meno. E con la Lazio Pereyra è stato devastante soprattutto nel gioco fra le linee. Diego da lassù avrà applaudito, e sarà passato sopra al fatto che questo “sosia” di Camoranesi sia cresciuto nelle file del River Plate e non del Boca.
Paulo Dybala (JUVENTUS)
5 - Il vero Dybala quei gol lì non li sbaglia. Già, ma il vero Dybala ancora non lo abbiamo visto. Pirlo, senza CR7, si aspetta dalla Joya quel guizzo e quel talento che decidono le partite, quelle più scorbutiche. Paulo però non lo ripaga, fallisce una ghiotta occasione, poi non sa più incidere e si perde nel deserto dei “vorrei ma non posso”. L’argentino sempre più Ufo in questa stagione, nel 2018 aveva punito il Benevento con una tripletta folgorante. Ricordi. Oggi sono 5 mesi senza un gol in serie A. Gli equilibri tattici sono cambiati. Ma se hai talento, Paulo, perché steccare così?
Rafael Toloi (ATALANTA)
4 - A volte puoi giocare una gara dignitosa, precisa, anche buona. Poi arriva l’errore. Ed è decisivo. Ed è quello che, a conti fatti, decreterà la sconfitta della tua squadra. Così è successo in Atalanta-Verona che Rafael Toloi commette un’ingenuità che cosa carissima. Peccato perché era stato bravo ad attaccare la profondità, spingendosi in avanti. Inutile, ingenuo e sciagurato il suo intervento di caviglia su Zaccagni dato che Gollini era in uscita. Il suo errore cambia la gara e la condanna. Poi si scopre in attacco e lascia libero ancora Zaccagni.
Mohamed Fares (LAZIO)
3 - Come Jekyll e Hyde, splendida in Champions, mostruosa in campionato. Questa Lazio vista con l’Udinese, che passeggia per 90 minuti, è la bruttissima copia di quella che in campo europeo sa come portare il cappello. Nella giornataccia coi friulani spiccano (con le incertezze in porta di Strakosha) le titubanze di Mohamed Fares. L’algerino sbaglia molto col pallone ai piedi, da un suo errre nasce la rete di Pussetto, fa arrabbiare una valanga di volte Inzaghino che lo manda a fare la doccia anzitempo. Impalpabile e inguardabile.
Erik Pulgar (FIORENTINA)
2 - Doveva essere tonificato dalla chiamata in Nazionale col Cile, doveva dimostrare dopo lo stop per il Covid di essere una pedina importante nell’economia del gioco di questa Fiorentina. Invece Erik stecca malamente a san Siro, risultando il peggiore dei suoi e costringendo Prandelli ad incassare la seconda sberla in campionato. Ha sulla coscienza il primo gol di Romagnoli, poi smarrisce le chiavi del centrocampo. Nella ripresa va un po’ meglio ma il ritmo è troppo lento per i rossoneri ad un’altra velocità.
Vlad Chiriches (SASSUOLO)
1 - Vlad il rumeno, che combini? Va tutto male nel match con l’Inter che decreta il ritorno sul pianeta terra del Sassuolo e rafforza la panchina di Conte, mai così in discussione dopo il tonfo con le Merengues. L’ex Napoli è il bostik nerazzurro. Prima sbaglia il lancio da cui nasce il vantaggio nerazzurro, poi è l’autore di una sfortunata autore che spiana la strada a Lautaro e soci. Quando esce per infortunio, qualche tifoso del Biscione la butta in battuta: “E’ uscito il nostro miglior uomo”. Ingenerosi. Ma che domemica bestiale, Vlad.
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