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la svolta in panchina 

«Il cuore e la mia vita legati alla Fiorentina»: la seconda volta di Prandelli in viola

«Il cuore e la mia vita legati alla Fiorentina»: la seconda volta di Prandelli in viola

Il ritorno a Firenze dell'ex ct azzurro: «Voglio un squadra coraggiosa che onori città e tifosi. So che possiamo fare qualcosa di davvero importante»  

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FIRENZE

«Negli ultimi 15 anni la mia vita è sempre stata legata alla Fiorentina. L’amore che provo per questa squadra è molto profondo, mi sono messo al servizio della società e spero di ripagare tutta questa fiducia. Vivendo a Firenze bisogna capire cosa vuole la gente, bisogna avere rispetto verso la città e la tifoseria. Il cuore e l’istinto mi hanno detto di tornare qua. Sono tornato per riprendere anche un certo tipo di discorso. Sono convinto che possiamo fare e creare qualcosa di veramente importante». Così Cesare Prandelli nel suo primo giorno da allenatore viola, riprendendo un discorso interrotto poco prima dell’estate del 2010.

Commisso, Barone e Pradè lo hanno chiamato, al posto di Iachini, per risollevare una Fiorentina che non ha iniziato bene la stagione: «Qualche idea di come far giocare la squadra ce l’ho, ma prima voglio confrontarmi coi giocatori. La mia volontà è proporre una squadra propositiva e coraggiosa: per ora ho un sogno tecnico». Servirà ritrovare anche quel senso di appartenenza che da troppo tempo ormai in molti non vedono più nella squadra viola: «Chi indossa questa maglia deve uscire dal campo con coraggio dopo averla onorata. Conosco la tifoseria, so cosa può dare Firenze e i fiorentini non partono mai battuti», dice il tecnico di Orzinuovi.

Una Fiorentina che come primo obiettivo ha quello di stare sulla parte sinistra della classifica: «Adesso serve una praticità importante: non vendiamo fumo, i sogni ci sono ma devono essere coltivati». Obiettivo Europa? «La prima cosa è la mentalità: dobbiamo avere il pensiero di una squadra forte e della città. Forse tutti i calciatori non sanno bene quelle che sono le qualità che hanno. Ribery? È un campione e un valore aggiunto».

Un nuovo inizio dove sarà fondamentale l’apporto e la vicinanza del presidente Rocco Commisso: «Secondo lui questa è una buona squadra – dice Prandelli – sta a noi ora tirare fuori il meglio da questo gruppo. Commisso l’ho sentito molto presente, nonostante la distanza, non siamo certo abbandonati da lui». E chissà se in futuro ci potrà essere anche il ritorno alla Fiorentina di Batistuta: «Gabriel lo sentirò – conclude Prandelli – Lui può essere un valore aggiunto ma è un discorso che vedremo in futuro».

«Cosa mi aspetto da Cesare Prandelli? Oggi sono stati toccati due tasti importantissimi, unione con la città e con i tifosi. Finora ci è mancata alchimia tra tutte le componenti e gli voglio chiedere questo. Siamo entrambi cavalli di ritorno che hanno fatto di Firenze una seconda casa. Si dice sempre che i cavalli di ritorno non fanno bene, io spero invece che con Cesare faremo bene». Così il ds viola Daniele Pradè, che spiega anche cosa si aspetta con il cambio di panchina. Una decisione, quella dell’esonero di Iachini e dell’arrivo di Prandelli, decisa e condivisa in unione tra proprietà e dirigenti. «Su questa voglio ci sia un punto fermo: è difficile trovare un’unione professionale come quella che c’è qui alla Fiorentina. Noi abbiamo tre componenti: Rocco Commisso che ci è sempre vicino, poi Joe Barone e io. Le decisioni sono sempre prese di comune accordo e il presidente entra dopo che io e Barone gli proponiamo le cose. Ogni scelta è stata condivisa. Avessi voluto Juric o De Zerbi, il presidente me l’avrebbe fatto prendere – ha detto ancora Pradè – Ho autonomia nelle scelte, ma chiediamo pazienza. Non sarà un anno buttato, sennò la responsabilità è mia». —

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