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Coia, la presidente con la ricetta per i dilettanti: «La Figc paga i tamponi e si riparte a giocare»

Tommaso Silvi
Paola Coia, dal luglio del 2017 è la presidente del Tuttocuoio, formazione di Ponte a Egola
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Paola Coia, dal luglio del 2017 è la presidente del Tuttocuoio, formazione di Ponte a Egola

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«Un attimo che sto uscendo dal campo. Sono venuta a controllare le condizioni del rettangolo verde. Lo faccio ogni giorno. Quando ripartiremo dovremo farci trovare pronti. Perché ripartiremo, ne sono sicura. E il modo per farlo è soltanto uno. Io ho lo ricetta per far ripartire il calcio dei dilettanti, e non è neppure troppo difficile da mettere in atto».

Dal profondo sud a San Miniato Basso, ai confini della provincia Pisana. Un passato da assistente parlamentare alla Camera dei Deputati, poi l’attività come coordinatrice del Parco del Pollino – paradiso verde a cavallo tra Calabria e Basilicata – e le prime esperienze nel mondo del calcio, allo Sporting Club Corigliano Calabro. Nella stagione 2013-14 il figlio viene acquistato dalla Lucchese, e Paola Coia inizia a muovere i primi passi nel pallone toscano. Fino al luglio 2017, quando rileva il Tuttocuoio dopo la retrocessione dalla C alla D. Al primo anno alla guida del club neroverde di Ponte a Egola – zona di cuoio e concerie – ottiene una salvezza all’ultima giornata. Poi un settimo posto. Quindi la retrocessione della scorsa stagione. «Ho fatto un disastro, me ne assumo le responsabilità». Già, perché Paola Coia non è solo la presidentessa. «Sono io che faccio la squadra, che scelgo i giocatori e chiudo i contratti. A me piacere avere spazio quando lavoro. Sono fatta così». Quest’anno il Tuttocuoio affronta il campionato di Eccellenza. La squadra è stata allestita per disputare una buona stagione e, perché no, per risalire in D. In attacco c’è l’highlander Jacopo Fanucchi, classe 1981 e un passato glorioso in Serie C. Quattro punti nelle prime due partite.

E poi, presidentessa, cosa è successo?

«Purtroppo quello che sappiamo tutti. Sabato 24 ottobre alle 13 ero al Leporaia, il nostro stadio, quando è arrivata la comunicazione che la nostra gara del giorno seguente con il Poggibonsi sarebbe stata rinviata per il riacutizzarsi della pandemia, così come le altre del calcio dilettantistico. Però la formazione Juniores quel sabato pomeriggio ha giocato regolarmente».

Cosa c’è dietro a una squadra di Eccellenza, come il suo Tuttocuoio?

«Nel nostro caso, parliamo di 24 calciatori della prima squadra, più 15 della formazione Juniores. Con allenatori e collaboratori arriviamo a circa 50 persone che si erano accordate con la società per ricevere un compenso mensile. Il 15 ottobre ho pagato a tutti il mese di settembre, nel giro di alcuni giorni pagherò ottobre. Nell’attesa di capire quando giocheremo ancora».

Che rapporto ha con la squadra in questo momento delicato?

«Siamo come una famiglia. Sento i calciatori quasi tutti i giorni. Sono spaventati e impauriti. Ho chiesto al nostro preparatore atletico di predisporre un programma di allenamento individuale per ogni atleta. Ai ragazzi dico sempre che sicuramente ripartiremo. E quando lo faremo ci sarà da concentrare un campionato in poche settimane, dovremo essere pronti. Ecco perché il lavoro atletico è fondamentale».

Perché è così convinta che il calcio dei dilettanti riprenderà?

«Io penso che sono stati compiuti sforzi immensi dopo lo stop totale dello scorso marzo, da parte delle società, per garantire le misure di sicurezza negli stadi e riprendere a giocare. Questo secondo blocco dei campionati è un duro colpo, il governo sta mettendo a rischio la sopravvivenza del calcio dilettantistico. Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, non ha conoscenza dello sport giovanile e di base. Prima di prendere provvedimenti avrebbe dovuto confrontarsi col presidente della Lega nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia».

Ma come fanno a ripartire i campionati dilettantistici? Lei dice di avere una ricetta per la ripartenza.

«Serve un nuovo protocollo sanitario, da sottoporre alla Figc, che deve aiutare economicamente il mondo dei dilettanti. La soluzione è tamponi rapidi per tutti. La spesa è di 10 euro a tampone, e ogni società deve farlo a 50 persone, quindi oltre mille euro a settimana. Figc e governo devono aiutare i club nelle spese sanitarie, e così ripartiamo tutti. Io non voglio contributi a fondo perduto, voglio continuare a giocare tutelando i calciatori, senza mettere a rischio nessuno».

In Toscana, il campionato di Eccellenza è stato suddiviso in tre gironi da 12. Una scelta molto discussa. Che ne pensa?

«Il presidente del Comitato regionale toscano, Paolo Mangini, è stato lungimirante. Tre gironi da 12 squadre vuol dire ventidue partite per ogni squadra, e due le abbiamo già fatte. Un format molto snello, che ci permette di riprendere anche a marzo senza problemi. Fino a giugno possiamo ricominciare a giocare e chiudere il campionato tranquillamente. Sibilia sta facendo una dura battaglia da un mese, sta facendo di tutto per aiutare i dilettanti. Il governo invece ci sta lasciando soli, dimostrando poche idee e molto confuse sul nostro mondo. Dalla Figc, invece, aspetto un aiuto che ancora non vedo». –
 

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