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LA DECIMA TAPPA DELLA CORSA ROSA 

Sagan, un raggio di sole nel giorno più buio

Antonio Simeoli

Impresa solitaria di Peter a Tortoreto, Almeida sempre in rosa. Pioggia e grande battaglia, ma il Covid colpisce duro

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Un arcobaleno, il sole che batte allo sprint un cielo plumbeo che fino a pochi minuti prima dell’arrivo aveva rovesciato secchiate d’acqua sui corridori. Un fuoriclasse che a 300 metri dal traguardo inizia a festeggiare col pubblico. Sì, a Tortoreto Lido Peter Sagan, l’uomo immagine di questo Giro, il tre volte campione del mondo che negli sport della corsa rosa era diventato direttore d’orchestra, chef e pure sarto, è tornato fenomeno. Nel giorno più difficile per un Giro che ieri mattina alla partenza di San Salvo era stato ancora una volta investito dalla burrasca coronavirus. Quella del fuoriclasse slovacco sarà una delle immagini simbolo di questa eduìizione tormentata della corsa rosa. Tutti, ieri, tutti “spingevano” il capitano della Bohra Hansgrohe sugli strappi finali dell’entroterra abruzzese. Tutti, il pubblico, gli sponsor, il direttore del Giro d’Italia Mauro Vegni, in modo encomiabile con il suo staff impegnato da giorni a difendere la sua corsa assediata dal maledetto virus. Non vinceva da 461 giorni Sagan, un’enormità per uno dei corridori più forti di sempre. E il talento slovacco, a soli trent’anni, i 5 milioni di euro che gli passa ogni anno la Bora Hansgrohe li giustifica ampiamente tirando anche mediaticamente un movimento intero.

Per questo il suo successo di ieri vale triplo, quadruplo, quintuplo. Ce l’aveva detto alla viglia il suo compagno di squadra Matteo Fabbro: «Se Peter decide di fare la corsa…». Peter la corsa ha deciso di farla davvero. Infilandosi nella fuga che ha caratterizzato la tappa dei muri abruzzesi. Sagan sotto la pioggia ha condotto le danze. C’erano Filippo Ganna (ancora lui, super) e Ben Swift (Ineos), Davide Villella e Dario Cataldo (Movistar), Johnatan Restrepo (Androni) e Simon Clarke (Ef). Piano piano “re Peter”, altra marcia anche in simpatia, li ha stroncati tutti, trovando nei muri alleati preziosi. Nemmeno il ritorno di Pello Bilbao (Bahrain), a caccia di secondi preziosi per la classifica, l’ha spaventato. Ha controllato nel finale, gettandosi nella discesa verso Tortoreto nonostante la pioggia, mentre dietro tra i big si scatenava la bagarre. Ad accendere la miccia Domenico Pozzovivo (Ntt), che prima era stato fermato da una foratura. Vincenzo Nibali (Trek), pimpante, Wilco Kelderman (Sunweb) pure, Joao Almeda sempre più sorprendente (ha preso anche l’abbuono di 4” giungendo terzo). «Un’altra grande giornata – ha detto il 22enne portoghese della Deceuninck– sto benissimo, teniamo questa maglia finché possiamo». Sfortunatissimo Jacob Fuglsang: ha forato i discesa, il compagno Fabio Felline all’Astana gli ha passato la bici, ma alla fine dai big ha accusato ben 1’15” di distacco, tremendamente tanto per uno che ha ambizioni rosa. Ma il “salvatore del Giro” è lui, Sagan. «Finalmente ho vinto con il mio stile, cioè dando spettacolo». Poi: «Ero da solo nella fuga, ma ho avuto buone gambe. Sono stato paziente dopo tanti secondi posti e la vittoria è arrivata quando smettevo di cercarla troppo», ha detto». «Il virus? Stiamo fortunati a poter correre, c’è gente che sta peggio di noi. Non pensiamoci e andiamo avanti sperando la pandemia se ne vada presto». ha concluso proprio mentre il sole batteva le nubi. —



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