Il presidio
Nibali sceglie due amici per vincere il terzo Giro «Lo Stelvio e l’Agnello sono le salite per me»
«Sulle ascese lunghe e difficili posso fare la selezione I rivali? Fuglsang e Kelderman. Almeida ha molto talento»
In attesa dell’esito dei tamponi anti-Covid, cui tutti i corridori fino ai ieri sono stati sottoposti, ieri qualcuno cominciava a guardare lontano, alla terza settimana. E a fare il tifo per tre salite. Si può fare il tifo per tre salite terribili come Stelvio, Colle dell’Agnello e Izoard, che i corridori, prima volta nella storia, potrebbero affrontare qua do a quelle quote quasi si scia e non si corre certo in bicicletta? Sì, se punti a vincere il tuo terzo Giro d’Italia e di nome fai Vincenzo Nibali. Lui il primo Giro, uno dei più freddi della storia, nel maggio 2013 lo vinse dribblando neve e freddo e salutando la compagnia con un assolo memorabile nella neve sulle Tre Cime di Lavaredo. Il secondo, maggio 2016, lo ribaltò a 48 ore dalla fine sul Colle dell’Agnello, volando oltre quota duemila e facendo perdere la bussola all’olandesone Kruijswijk poi finito contro una muraglia di neve. Insomma, un siciliano tifa per le lunghe salite, anche se innevate. L’ha detto ieri apertamente facendo il punto sulla prima settimana di Giro. «Sulle salite lunghe e difficili come lo Stelvio e l’Agnello mi trovo da sempre bene, ora siamo in attesa di capire se quei gran premi della montagna si faranno. Lassù già è caduta la neve. Certo, il problema del freddo non riguarda soltanto me ma tutti i miei avversari, attendiamo di capire cosa deciderà l’organizzazione, che avrà già studiato i piani B o C se alcune salite previste dovessero saltare». Nei prossimi giorni i corridori sapranno cosa prevederà il loro menù. Le varie squadre stanno scrutando il meteo da giorni e preparano alternativi piani di battaglia. «Senza le lunghe salite – ha spiegato - tutti dovremo essere più aggressivi. È chiaro che senza le grandi salite il mio approccio sarebbe diverso. Certamente affrontare, come è successo domenica nella tappa di Roccaraso, una tappa piena di salite e discese con il freddo, è molto complicato e rischioso. Qui siamo arrivati tutti con poca massa grassa, basta prendere un po’ di freddo e si rischia di compromettere la corsa. Bisogna alimentarsi bene e commettere meno errori possibili. Io, ad esempio, ho tolto la mantellina prima della salita finale, domenica a Roccaraso, è ho improvvisamente cominciato a fare fatica».
Insomma, è tutto maledettamente più complicato. «Al Tour abbiamo visto crisi improvvise, corridori in difficoltà, al Giro è successa la stessa cosa. Il lockdown ha stravolto la stagione». E la bolla anti-virus? «Dispiace per quanto accaduto a Simon Yates. È vero, è dura stare lontano dai tifosi, ma dobbiamo continuare a usare la mascherina e i gel, colo così si può continuare a correre».
Primo bilancio a quasi dieci giorni dall’inizo del Giro? Lo Squalo è soddisfatto, ricorda la tappa dell’Etna, con quella lunga salita adatta alle sue caratteristiche, come il momento migliore, poi guarda avanti. «La tappa di Tortoreto (oggi ndr) e quella di Cesenatico sono insidiose, poi sabato prima del Piancavallo cercherò di fare bene nella crono del Prosecco. È vero quest’anno non ho corso tante cronometro, ma il tracciato in Veneto non è malaccio per me». Gli avversari? «Fuglsang va forte, Kelderman ha dimostrato di essere in grande condizione sia sull’Etna sia a Roccaraso e la maglia rosa Almeida ha grande talento: nei prossimi anni farà parlare di sé. E poi non dimentichiamo Kruijswijk, come me domenica ha perso qualche secondo, ma nella terza settimana vedrete sarà lì a combattere».
Il presente è ancora di Nibali? Sì, ma meglio con Stelvio e Agnello. Anche gli ultimi dieci anni di storia del Giro lo confermano. —
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