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La proposta del Csa Intifada «Sì ai comitati di quartiere»
EMPOLI
Gli ultimi episodi avvenuti nel borgo di Pontorme hanno sollevato più di un interrogativo su come poter gestire determinate criticità.
Se lo sono chiesto anche i militanti del Csa Intifada di Ponte a Elsa i quali, partendo proprio da tali episodi, hanno fatto un'analisi ed elaborato una proposta per l'amministrazione comunale: «I quartieri sono diventati nidi di intolleranze, di odio, di spaccio alla luce del giorno, di aggressività, di paura – scrivono i militanti del centro sociale – stanno accadendo da giorni fatti gravissimi di violenza nei nostri luoghi. Siamo già andati oltre: in un paese come Empoli ci sono sempre stati, ma mai come adesso. Pontorme, per esempio, è abbandonato a se stesso. Nel borgo ci sono un bar, un alimentari e una macelleria, le piccole attività a gestione familiare che si rimboccano le maniche, due scuole vicine e poi il vuoto in un quartiere difficoltoso, con presenza di violenza e spaccio».
Per questo il Csa Intifada punta al recupero dei rapporti con i residenti e sul concetto di cittadinanza attiva: «È doveroso ricreare i comitati di quartiere, per aggregare le numerose questioni – è la proposta – c'è bisogno di investire subito e far riportare la viva nei paesi, bisogna dare una prospettiva diversa da quella che è oggi. È una questione sociale che riguarda tutte e tutti, dare dignità al nostro quotidiano, ripartire dal basso a sinistra. Crediamo che per la vivibilità delle città ci sia bisogno non di telecamere di videosorveglianza, ma di investire nei singoli quartieri e nelle periferie con musica, teatro, performance, street art. Insomma, c'è l'urgente necessità di creare alternative ai ghetti, di occupare gli spazi di cultura e colori, di vivere i quartieri scambiando problemi e disagi. Dobbiamo controbattere lo squallore in cui i luoghi vengono abbandonati donando loro una dignità, con le persone e i bambini che li vivono. Va affrontato il problema dall'individualismo e dell'indifferenza». —
D.D.
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