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Ora il doping inquieta il Tour «Pogacar, fu vera gloria?»
PARIGI
Ombre si addensano sempre più sul Tour de France che si è appena concluso. «Dobbiamo credere a Tadej Pogacar?», si è chiesto ieri il quotidiano Le Parisien, aggiungendo velenosamente che questo Tour a differenza di tutti gli altri è finito «in un clima di sospetto». Mentre lo sloveno della Uae Emirates, inaspettato vincitore del Tour 2020, sta ancora festeggiando il suo trionfo, conquistato alla penultima tappa con una cronometro spettacolare (per alcuni forse troppo) in Francia montano le critiche sulla sua performance. E' stato soprattutto il quotidiano Le Parisien a farsi interprete in modo molto netto delle tante domande suscitate dall'exploit del giovane sloveno, che nella penultima tappa del Tour ha compiuto un autentico prodigio sulla durissima salita verso Planche des Belles Filles, rifilando distacchi abissali a tutti e soprattutto al connazionale in maglia gialla Primoz Roglic, che si preparava a gustare il successo a Parigi, ed ha finito invece per ritrovarsi sul secondo gradino del podio.
Prove di trucchi o di altro, finora nessuno. Ma qualche sospetto aleggia, corroborato dal raffronto dei tempi di Pogacar con quelli degli altri scalatori sulla salita decisiva della cronometro di appena 36 km, nella quale lo sloveno ha staccato di 1'21"09 l'olandese Tom Dumoulin (Jumbo-Visma), secondo, e di 1'21"67 l'australiano Richie Porte (Trek-Segafredo), terzo, e addirittura di 1'56"34 a Roglic (Jumbo-Visma) , fino quel momento dominatore del Tour.
Riflettori puntati anche su alcuni personaggi discussi dell'entourage di Pogacar: la France Presse ha scritto di "due vecchi volponi che hanno vissuto nel ciclismo tra vittorie durate un giorno e qualche scandalo", riferendosi a Mauro Gianetti (svizzero, 56 anni) e Joxean Matxin Fernandez (49 anni, spagnolo) team principal e team manager di Uae Emirates, coinvolti in passato in vicende di doping alla Saunier-Duval nelle quali restarono macchiati anche i ciclisti italiani Piepoli e Riccò (questi fu addirittura arrestato nel 2008). Intanto è in corso un'inchiesta autonoma della procura di Marsiglia sui farmaci e altri materiali rinvenuti giovedì dagli agenti a Meribel, in Savoia, prima della diciassettesima tappa, nelle stanze d'albergo di Nairo Quintana e del meno noto fratello Dayer, che corrono per il team francese Arkea-Samsic. La procuratrice Dominique Laurens vuol vederci chiaro sulla presenza di troppi medicinali e di due persone estranee alla squadra, delle quali Emmanuel Hubert, il dg del team, ha preso nettamente le distanze. I due sarebbero stati arrestati, anche se le loro identità non sono note. L'inchiesta dovrà accertare anzitutto il genere di farmaci ritrovati e il ruolo svolto dai due “estranei” (secondo i media francesi, un medico e un massaggiatore) vicini al campione colombiano e al fratello. —
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