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Calcio e non solo: ma cos'ha la Slovenia che noi non abbiamo?

Giorgio Billeri
Calcio e non solo: ma cos'ha la Slovenia che noi non abbiamo?

Quando la cultura sportiva e la scuola fanno la differenza

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La vittoria di Pogacar, talenti come Roglic, Doncic, Dragic, Ilicic, Handanovic, per non parlare di Tina Maze regina dello sci fino a pochi anni fa e tanti altri, è anche una grande lezione della piccola Slovenia all’Italia. Sergio Tavcar, mitico telecronista dei bei tempi di TeleCapodistria, non ce le manda a dire. «Qui c’è cultura sportiva. Mentre a Gorizia e Trieste alla fine dell’800 sotto l’impero austroungarico nascevano le Unioni ginnastica, là nascevano i gruppi Sokoli, associazioni sportive di origine ceca in cui si faceva sport e intanto si aprivano le menti cementando l’amore per la patria».

Beh, ma storia a parte questi vincono tutto, e noi vicini di casa ci rodiamo il fegato. Come spiega Tavcar, la scuolaprimaria finisce a 14 anni, 8 anni di scuola dell’obbligo in cui l’attività sportiva, di ogni tipo, è parte integrante della didattica. In ogni paese ci sono palestre che assomigliano più ai nostri palasport. Le sfide studentesche tra i vari paesi sono accesissime. Poi, a 14 anni, entrano in scena le società sportive. E a quel punto uno sceglie lo sport in cui è più portato. «In Slovenia gli insegnanti sono al centro di tutto, i genitori stanno fuori dalle palestre». Già. Da noi, invece, papà e mamme pensano che il proprio figlio sia sempre e comunque il numero uno, e spesso non le mandano a dire agli allenatori. Quando la cultura sportiva e la scuola fanno la differenza. E allora rodiamoci il fegato,e magari impariamo. 


 

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