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empolese valdelsa 

Sono la crisi e il personale le ombre sulla vendemmia

Daniele Dei
L’inizio della vendemmia 2020 è dietro l’angolo (Foto d’archivio)
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L’inizio della vendemmia 2020 è dietro l’angolo (Foto d’archivio)

Empoli, univoche le previsioni degli operatori: qualità ottima, nascerà un vino eccellente Ma sul settore pesano il mercato fermo e la difficoltà nel reperire gli stagionali

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EMPOLI. "Un'ottima annata" era il titolo di un (bel) film di Ridley Scott di 14 anni fa, ambientato tra i vigneti della Provenza. Potrebbe essere replicato anche per questo settembre spostando lo scenario sulle colline dell'Empolese Valdelsa, dato che almeno a livello di produzione e facendo un giro tra i "vignerons" locali, il 2020 sembrerebbe un anno da dimenticare per tanti punti di vista ma non per il vino che verrà prodotto dopo l’imminente vendemmia.

I problemi non mancano, ma non arrivano dai filari: sole e acqua al punto giusto in tutto il Circondario promettono bene in vista del raccolto. Molti temi accomunano i produttori: uno su tutti è la manodopera che quest'anno si trova con fatica anche se, va detto, la meccanizzazione dei processi ha ridotto sensibilmente la necessità di persone aggiuntive in fase di raccolta. C'è poi la questione prezzi: quando nel pre-Covid il Chianti Classico si vendeva a più di 300 euro all'ettolitro, oggi si attesta intorno a 250 euro. Calato anche il Chianti tradizionale, molto diffuso nell'Empolese Valdelsa, passato dai circa 115 euro all'ettolitro prima della pandemia a circa 80 di adesso. Per questo il consorzio Chianti aveva deciso di ridurre la produzione del 20%, in modo da mantenere i prezzi sopra una determinata soglia tutelando prodotto e profitti.

Tutti comunque inizieranno a vendemmiare tra il 15 e il 20 settembre, meteo permettendo. «Le uve sono perfette – spiega Michela Saba della Fattoria di Piazzano a Empoli – forse produrremo meno perché le piante hanno un po' risentito della stagione. E non è un male, visto che i mercati con il Covid sono più fermi. Prenderemo qualche stagionale, ci sono persone prenotate, che useremo per le rifiniture e le vigne dove la macchina non riesce a entrare. Ma siamo attrezzati per la vendemmia meccanica». «Al 50% facciamo con le strumentazioni e dal prossimo anno sarà tutto meccanizzato – fa il punto Claudio Corbinelli dell'omonima azienda di Certaldo – nonostante le gelate primaverili l'uva è abbondante e qualitativamente buona. Iniziamo il 20 settembre col Sangiovese e poi a seguire il resto».

Anche a Montespertoli le sensazioni sono positive: «Molta quantità e buona qualità – è il parere di Giulia Conti della Fattoria di Ripalta – non prendiamo stagionali da anni e facciamo da soli almeno nelle vigne in cui si lavora peggio con le macchine e per la scelta dedicata al vinsanto. Ridurre la resa del Chianti è stato necessario visto il grosso stoccaggio di prodotto». Daniele Ciofi, nell'azienda agricola "Santa Liberata" di Cerreto Guidi ha imboccato la strada del biologico: «La pioggia d’inizio setttembre è stata ottima – fa sapere – un po' di sole e vento, poi siamo a posto. Come azienda bio siamo stati molto attenti sulle singole piante, prevenendo problemi come quello dell'oidio sofferto da altre realtà. Anche noi però utilizziamo le macchine per la raccolta nell'80% della produzione, più abbiamo una squadra di cerretesi che lavorano nel vigneto vecchio. So però che per chi cercava personale quest'anno era dura». E le categorie confermano. «Col Covid i flussi sono rallentati – conclude Sandro Orlandini, presidente di Cia Agricoltori Toscana Centro – e la gente si muove meno volentieri: molta manodopera viene da fuori. I voucher erano uno strumento flessibile, specie per studenti e pensionati, spesso abbiamo spinto per trovare soluzioni sostitutive, quelle attuali non sono altrettanto valide. Il vitivinicolo è ancora trainante, ma non mancano le difficoltà». —
 

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