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formula 1: una storia italiana

Macché Maranello, la capitale è Faenza: «Noi siamo Alpha Tauri, lavoro e umiltà»

Macché Maranello, la capitale è Faenza: «Noi siamo Alpha Tauri, lavoro e umiltà»

Una scuderia giovane e cosmopolita, con un occhio alle donne: sono il 25 per cento della forza lavoro. Che gioia per Gasly

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FAENZA. «Domenica ci sono stati caroselli a Faenza e intorno alla fabbrica da parte degli appassionti. I romagnoli sono focosi quando riescono ad alzare la testa e ci sarà stato certamente un pizzico di orgoglio rispetto alla Ferrari». Parole e musica targate Giancarlo Minardi, il fondatore della scuderia di Faenza, prima Toro Rosso ora Alpha Tauri, ieri in trionfo nel Gran Premio d'Italia a Monza col il pilota francese Pierre Gasly.

«È stata una bella giornata di sport con la Mercedes che finalmente ha fatto un errore - ha sottolineato Minardi - solo così ci si può divertire. Sono orgoglioso che una società fondata da me è ancora presente dopo tanti anni sul territorio e ne sono una prova i tanti messaggi di amicizia e di affetto che mi sono arrivati. È stato un pomeriggio bello e speriamo di viverne altri». Qualche aneddoto da parte di un meccanico amico sulla festa nel team? «Ancora no, ma domani - ricorda Minardi - quando andrò in sede Alpha Tauri per una intervista con un giornalista olandese forse mi racconteranno».

E la Ferrari dei disastri può prendere lezione dalla scude-ria di Faenza: «sì direi di sì, devono essere umili e rimboccarsi le maniche. Deve vedere dentro di se, è caduta in un buco nero e deve venirne fuori». A circa trent'anni dalla fondazione da parte di Giarnarlo Minardi l'azienda di Faenza è stata acquisita (era il 2005) dalla Red Bull che l'ha chiamata Toro Rosso per poi ad oggi essere ribattezzata Alpha Tauri.

Un vero e proprio fiore all'occhiello in Emilia Romagna con circa 500 dipendenti, di cui la metà sono italiani ed il resto proviene da ben 35 paesi diversi. Di questi la maggior parte sono inglesi. Una nota che contraddistingue l'Alpha Tauri è la presenza di numerose donne, il 25% circa dell'attuale forza lavoro. Sarà l'aria di Monza, che porta bene. Dodici anni dopo il trionfo di Sebastian Vettel sulla Toro Rosso - quando il pilota tedesco si prese la pole-position più giovane della storia e la vittoria sul circuito "di casa" per la Ferrari - Faenza torna a gioire..

«Una bellissima sensazione - spiega il sindaco della città romagnola, Giovanni Malpezzi - è il frutto di un lavoro decennale, va reso merito a chi ha creduto in questa sfida, a questi ragazzi che oggi la incarnano con grande passione, intelligenza e risultati». Sul circuito brianzolo, osserva «evidentemente c'è qualcosa che porta bene: confidiamo che non solo Monza porti bene ma ci siano risultati anche su altri circuiti. La città ha gioito, c'è stata un'esplosione di orgoglio. Ho visto i social che ribollivano, in tanti hanno esultato, in tanti hanno commentato in maniera molto orgogliosa per questo risultato».

E pazienza se ancora a Faenza non c'è un prete come quello di Maranello a suonare le campane ad ogni vittoria della Ferrari. «Noi non l'abbiamo - sorride Malpezzi - la Ferrari è la Ferrari. Quel parroco ha dovuto tirare la corda delle campane molte volte. Da noi queste cose capitano, purtroppo, di rado. Ma non escludo che se di-venta un'abitudine salti fuori qualcuno che imiti il parroco di Maranello». Intanto, il gradino più alto del podio monzese strappato dalla scuderia faentina, rappresenta una sorta di buon auspicio anche per la vicina Imola che si appresta ad ospitare nuovamente, a novembre, le monoposto della Formula 1 sul suo circuito».

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