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La svolta del rugby azzurro si chiama “forza orizzontale”
Forza orizzontale contro forza verticale. Il diagramma della preparazione fisica della nazionale di rugby cambia direzione, l’angolo della freccia si chiude. Franco Smith, Ct degli azzurri, lo aveva anticipato durante il match Zebre-Benetton di domenica scorsa: “Non ho bisogno di gente che tira su centinaia di chili di pesi, che hanno grandi muscoli, non è quella la forza che serve, ma una che si sprigioni nelle mischie e nelle ruck”. Mischie e ruck, il pane, insieme alle touche, di Giampiero “Ciccio” De Carli, ex pilone azzurro, oggi allenatore degli avanti della nazionale.
“Sì è esattamente questo il nostro problema – dice De Carli dal raduno degli azzurri a Pama che si chiuderà mercoledì 9 - abbiamo bisogno di una diversa potenza muscolare, soprattutto nei giocatori del pacchetto. Una forza che si sviluppa in orizzontale più che in verticale”. Detto così sembra semplice, realizzare il cambiamento molto più complesso. “Ci siamo resi conto che c’erano intere parti della muscolatura dei nostri atleti che erano meno performanti. Da qui il cambio di esercizi in palestra e in campo”.
Palestra, dove comanda Quintin Kruger, sudafricano, già ai Cheetahs insieme a Smith, arrivato a luglio nello staff azzurro. Da buon sudafricano mette la potenza fisica al primo posto e ora, da responsabile della preparazione atletica, ha introdotto esercizi all’apparenza semplici, ma durissimi da fare. “Ci sono posizioni isometriche – dice ancora De Carli – da tenere per 30-45 secondi che già dopo 10 ti mettono in un bagno di sudore”.
De Carli era in campo 20 anni fa nella partita di esordio dell’Italia nel Sei Nazioni, 5 febbraio 2000, sua l’unica meta azzurra e gli unici 5 punti, su 34, non usciti dal piede di Diego Dominguez. Nessun giocatore azzurro è più riuscito a mettere a segno sei piazzati, tre drop e una trasformazione in una partita del Sei Nazioni. E qui si arriva a un altro grande tema: la propensione all’attacco degli azzurri.
“E’ il focus di questo raduno – dice Tommaso Allan, numero 10 azzurro di oggi – ci stiamo allenando per avere una diversa propensione all’attacco, per imparare a osare di più, ad avere più possesso di qualità e a usarlo”. Ieri (sabato) in Nuova Zelanda sfida fra Isola Nord e Isola Sud, come dire un Probabili-Possibili in chiave All Blacks. Dieci mete, numeri da circo con le mani e al piede.
Ha vinto l’Isola Sud 38-35 con una meta al 5’ di recupero. L’Italia andrà in Nuova Zelanda, pandemia permettendo, nell’estate dell’anno prossimo per giocare due test con gli All Blacks. “Andare nella casa del rugby è una cosa che inorgoglisce e sprona a migliorarci. Loro hanno una propensione naturale al gioco alla mano anche perché tutti i giocatori in campo, dall’1 al 15, sanno cosa fare con il pallone e lo fanno bene”. Noi ancora no. —
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