Il presidio
Il Covid cancella le tournée a peso d’oro Chi si rivede: le amichevoli a chilometro zero
Troppi rischi, i club risparmiano soldi e viaggi. Addio match contro le grandi d’Europa, tornano le partitelle “fuori porta”
Chilometro zero. Il calcio torna indietro, a una dimensione più familiare, che ai nostalgici piaceva così tanto. La pandemia ha cambiato i connotati anche a quella che un tempo si chiamava “preparazione precampionato”: basta tournée lunghissime e massacranti dalla parte opposta del mondo, solo per compiacere gli sponsor e raggranellare soldi per investimenti sempre più faraonici sul mercato: si torna al via, ovvero alle amichevoli sotto casa, a pochi chilometri di pullman. Fino all’anno scorso si incontravano Real Madrid, Bayern e Psg, oggi il Monza, l’Alessandria, il Piacenza. Il tempo stringe, mai come quest’anno. Mancano 17 giorni alla partenza del nuovo campionato e di spazio per programmare viaggi a lungo raggio, senza contare le restrizioni per il Covid, davvero non ce n’è. Ecco dunque che il Milan, ad esempio, riapre le porte di San Siro (senza pubblico, ovviamente) per misurare i propri progressi contro Novara e Monza, la Fiorentina torna ai bei tempi andati “convocando” al Franchi la Lucchese, la Roma si divide tra Frosinone e Benevento, la Lazio ad Auronzo, sede storica del suo ritiro, ospita le formazioni venete e friulane. Senza contare il Napoli che sta lavorando in Abruzzo, a Casteldisangro, e qui ha già giocato (davanti a 1.500 tifosi) contro la squadra locale e quella dell’Aquila.
Insomma, torniamo alla preparazione fatta in casa. Come negli anni Settanta, quando i grandi club preferivano non allontanarsi troppo dalla sede, e magari, come nel caso dell’Inter, si accordavano per organizzare sfide proprio contro le dirette avversarie: basti pensare ad esempio che il 19 settembre 1970 a San Siro - davanti a quasi cinquantamila persone - arrivò la Juventus che tra parentesi ne prese quattro. I bianconeri, dal canto loro, si allenavano nell’eremo agnelliano di Villar Perosa per debuttare, attesissimi, contro la squadra primavera proprio sul campetto della collina torinese. Le nostre squadre di serie A sceglievano ameni luoghi dell’Appennino o delle Alpi: Pievepelago, Sestola, Abbadia San Salvatore, tanto per restare dalle nostre parti, erano diventati location ideali e le selezioni di dilettanti del luogo venivano messe insieme in fretta e furia per “consegnarsi” come vittime sacrificali alla prima sgambata delle big. Erano ritiri nel vero senso della parola, quelli: pochissimi cronisti ammessi, albergo aperto a tutti ma zero svago, gli smartphone erano lontani anni luce, e dunque via con il tressette e le telefonate con i gettoni a moglie e fidanzate. Un calcio romantico, ormai perduto. O quasi: l’improvvisa emergenza che ha colpito anche il mondo del pallone ha cambiato le carte in tavola.
Pochi rischi, poche spese: ci si allena in Italia, anche in sede (vedi Juve, Inter e Milan), ci si sposta di pochi chilometri per giocare le amichevoli o si ospitano le avversarie nei propri centri sportivi. Torna, almeno per quest’anno, il vecchio, caro calcio a chilometro zero. Con meno dirette tv e meno lustrini, ma con un pizzico di romanticismo in più. Che non guasta. —
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