Il presidio
Allegri, Spalletti, Sarri & co. La panchina toscana ormai è passata di moda
Erano i più ricercati per arguzia e comunicativa, inizieranno la stagione da disoccupati di lusso. La rabbia di Mazzarri dopo l’esonero al Toro, Semplici allontanato dalla Spal, la sua creatura
Erano i numeri uno. I più ricercati. Sposavano preparazione, arguzia, simpatia comunicativa. Erano gli allenatori toscani, padroni assoluti del nostro campionato. E ora? Scomparsi dai radar. Per la prima volta in tanti anni il calcio italiano di vertice non avrà tecnici di casa nostra in panchina.
Tutti a casa. Chi a leccarsi le ferite di recenti insuccessi, chi prigioniero di contratti troppo pesanti o di anni sabbatici che rischiano di diventare... lustri.
Disoccupati d’oro, insomma. Nessuno in Italia, nessuno nei massimi campionati eiropei. E bisogna scendere in serie B per trovarne almeno due: Alfredo Aglietti e Massimiliano Alvini. Il calcio, si sa, è fatto di porte girevoli. Magari tra qualche mese li ritroveremo tutti, i toscanacci, a dirigere in giacca e cravatta on in tuta. Per ora, però, ilc alcio italiano ha imboccato altre strade. Sembrava fatta almeno per uno di loro, Massimiliano Allegri, che sotto sotto aveva sperato in una telefonata da Appiano Gentile. Il suo sogno, nemmeno troppo nascosto, era quello di cercare la vittoria dello scudetto anche con l’Inter e centrare così un tris mai riuscito a nessuno. Ripassare, prego: alla fine Conte è rimasto e anche il treno del Psg sembra già lontano. Davanti a sè il livornese ha un altro anno da spettatore, salvo non facili subentri in corsa (visto l’ingaggio di Max).
Luciano Spalletti, invece, è stato definito il contadino più pagato al mondo: l’Inter infatti gli verserà quattro milioni di euro anche per questa stagione. E lui, Luciano, continua a lavorare le sue terre nell’empolese, seguendo il calcio e aggiornandosi, ma senza eccessiva fretta: anche lui aspetta u na chiamata importante, non è tipo - giustamente - che si accontenta.
Maurizio Sarri beh, lui di tempo ne farà passare parecchio. Scottato dalla decisione della Juve, che lo ha sollevato dall’incarico dopo uno scudetto comunque portato a casa, sta in vacanza nella “sua” San Benedetto del Tronto, segue da vicino i suoi investimenti nel fiorentino e medita il riscatto. Non sarà semplice, a nche nel suo caso, perchè il suo modo di concepire il calcio ha bisogno di un progetto solido e duraturo: certo, al nostro calcio i “sarrismi” mancheranno molto.
Un altro del partito degli arrabbiati è senza dubbio Walter Mazzarri. Uno che vive il calcio il maniera totalizzante, quasi fisica. E al quale la fine burrascosa del rapporto con l’amato Torino davvero non è andata giù. Un esonero, quello da parte di Urbano Cairo, dovuto più a fattori ambientali che a vera crisi di risultati. Tra San Vincenzo ed Empoli Walter rimugina, ma una panchina visto il suo spessore di allenatore non tarderà molto. Infine, il fiorentino Leonardo Semplici: siccome la gratitudine non abita nel pallone, la Spal dopo essere stata portata ai vertici lo ha scaricato. Tornerà presto, anche lui. —
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