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Tu vuo’ fa’ l’Americano ma non vinci in Italy

Dan Friedkin, nuovo presidente della Roma, James Pallotta, Joey Saputo e Joe Tacopina
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Dan Friedkin, nuovo presidente della Roma, James Pallotta, Joey Saputo e Joe Tacopina

Dal fondo Elliott a Commisso, da Saputo fino a Friedkin alla Roma: sempre di più i presidenti a stelle e strisce, ma per loro è dura 

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Il nostro campionato parla sempre più americano, a maggior ragione dopo l'acquisto della Roma da parte del magnate statunitense Dan Friedkin. Uno che vanta un patrimonio di oltre quattro miliardi di dollari, costruito partendo da una concessionaria Toyota, ereditata dal padre.

Adesso, oltre che nell'automotive, il texano vanta interessi variegati, per un numero complessivo di oltre 5600 dipendenti. Con l'acquisto della Roma entra, a piedi uniti, anche nel mondo del calcio.

Per acquistare la società giallorossa, ha estratto dal portafoglio un assegno da 199 milioni di euro, cui vanno aggiunti gli oltre 100, presumibili, milioni per mettere in sicurezza il prossimo bilancio, prostrato dai mancati introiti dovuti all'emergenza sanitaria.

Rileva la Roma da un altro americano, quel James Pallotta mai amato dai tifosi giallorossi. Una gestione, quella a stelle e strisce, non certo da tramandare ai posteri, dal punto di vista dei risultati, fenomenale quanto a livello economico.

Certo, sul giudizio pesano i successi spesso annunciati e mai raccolti, adesso vedremo cosa farà Friedkin; intanto, in una sorta di “captatio benevolentiae” ha battezzato “Romulus and Remus Investments”, la società che controllerà la Roma.

Business

Sicuramente, aldilà dei proclami, gestirà il nuovo sodalizio da proprietario e non da presidente, e non è una differenza solo lessicale. Il must degli imprenditori che vengono da oltre oceano è il business; una società, di calcio o non di calcio, deve solo fruttare, e poco importa dei risultati.

La Roma targata Pallotta ne è l'esempio lampante: non ha mai alzato un trofeo, ha incassato scoppole memorabili (il 7-1 dal Bayern in Champions, ad esempio), ma ha incassato moltissimo, vendendo tanti, tanti giocatori, prima valorizzati e poi ceduti a peso d'oro. Qualche esempio? Alisson, Marquinhos, Pjanic, Nainggolan, Benatia, Strootman e Salah. Se anziché un proprietario fosse stato un presidente dal cuore giallorosso, tipo i compianti Viola o Sensi, li avrebbe tenuti tutti ed adesso la Roma sarebbe una delle big del calcio mondiale.

Di fatto una filosofia tutta americana, che difficilmente cambierà con Friedkin, vincente nella stanza dei bottoni meno sul campo.

Roma ma non solo

Oltre alla Roma, nel nostro massimo campionato ci sono altre società in mano ad una proprietà statunitense.

Apripista fu l'avvocato Joe Tacopina che già nel 2008 provò ad acquistare il Bologna, impresa poi riuscita nel 2014, assieme al canadese Joey Saputo, un idillio durato meno di un anno e terminato con una buonuscita, per Tacopina, di cinque milioni di dollari, impiegata dall'avvocato statunitense per acquistare il Venezia che, dopo due promozioni, vivacchia in cadetteria e negli ultimi due anni ha rischiato addirittura la retrocessione.

A Firenze dallo scorso anno c'è il pittoresco italo-americano Commisso, meno freddo di Pallotta e Saputo, attenti soprattutto al bilancio, sarà perchè vanta sangue tricolore nelle vene. Finora, per lui, tanti proclami ed altrettanto coraggio nell'opporsi al sistema, memorabili alcune uscite contro la classe arbitrale, ma pochi risultati anche se, come lui stesso ha detto, «nessuno ha fatto meglio di me al primo anno di presidenza».

Lo stesso per il fondo Elliott che controlla il Milan, anche nel caso del Diavolo il “must” prioritario è il bilancio ed i risultati di gestione, più che quelli sul campo. Gazidis è la sentinella del gruppo a Milanello, e i suoi rapporti con gli altri dirigenti, Paolo Maldini e Zvone Boban su tutti, non sempre sono stati idilliaci. Poi sono arrivati gli ottimi risultati post-lockdown e la riconferma di Stefano Pioli, ma i conti restano sempre la prima preoccupazione.

Una stella cometa, quella del bilancio, che guida le proprietà a stelle e strisce perchè “gli affari sono affari”, e aldilà dell'Oceano Atlantico lo sono anche di più. —

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