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La stagione perfetta del Bayern: Coman abbatte il “suo” Psg

La stagione perfetta del Bayern: Coman abbatte il “suo” Psg

Finale tesa, poco spettacolo ma i tedeschi la spuntano meritatamente. Paris, altra cocente delusione per gli emiri

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LISBONA. Se si perde una sola partita in tutta la stagione, e in precampionato. Se in 11 partite di Champions si segnano 43 gol , si tira 25 volte di media contro la porta avversaria, se si umilia il Barcellona con otto reti e soprattutto se, anche nella serata meno ispirata, si porta comunque a casa la partita beh, si può dire che la Coppa dalle grandi orecchie ha preso la styrada giusta. Il triplete del Bayern e del suo Flick è la logica conseguenza di una stagione perfetta che nasce da una programmazione teutonica, che non lascia nulla al caso: una squadra costtuita pezzo per pezzo, mirabile mix tra esperienza e freschezza, sempre con il talento come comune denominatore.

La finale contro il talento del Psg non è stata spettacolare, anche se bella dal punto di vista tattico: anche per il carattere tedesco la posta in palio era altissima, e dunque la versione dei bavaresi non è stata la più scintillante. Sorprende, semmai, l’arma decisiva: quel Kingsley Coman (francese...), passato come una meteora anche dalla Juve, preferito a Perisic e che ha terremotato la fascia sinistra del Psg.I francesi, ancora una volta, si fermano a un passo dal sogno, nonostante i soldi e il talento.

Spartito tattico annunciatissimo: pressione altissima del Bayern, forte e quadrato. Bollicine verticali del Psg, che appena può innesca i tre velocisti daipiedi zuccherati. Missione che riesce perfettamente al 17’, con Neymar pescato tra i centraloni tedeschi: il sinistro è forte, Neuer si guadagna la prima stelletta della serata. Già, ma dall’altra parte c’è un signore che veste la numero 9 e che il Psg al 21’ sottovaluta: il terminator polacco si volta in un amen, come un ballerino sulle punte e timbra il palo con Navas che già si raccomandava verso l’alto. E’ come se la partita da crisalide fosse diventata all’improvviso farfalla: altro contropiede vertiginoso dei francesi, la palla però, dispettosa, cade sul piede sbagliato di Di Maria, il destro, e la palla bacia la curva vuota del Da Luz. Che attaccante, Lewa: al 31’ ritrova per miracolo l’equilibrio su cross deviato di Kimmich, torsione di resta che trova la respinta a meno aperta di Keylor Navas. Il Bayern controlla la gara ma ogni tanto anche i computer sbagliano: al 45’ Alaba serve Mbappè in piena area, il talenti no francese spreca tra le braccia di Neuer. Orsato al 46’ glissa su un lieve contatto in area tra Kehrer e Coman. Sorprende, dopo 45’, la tenuta difensiva dei parigini, considerata forse a torto squadra ad esclusiva trazione offensiva: il Bayern, dicono i numeri, tira in porta 25 volte a partita, nel primo tempo ci è riuscito solo due volte: merito della lettura della partita di Tuchel. Neymar, all’inizio della ripresa, inizia a gigioneggiare palla al piede e Gnabry lo ringrazia con due massaggi non proprio amichevoli: Orsato, fin lì permissivo, inizia a tirare fuori i gialli e gli animi si riscaldano. Pazienza, ordina Flick. E la pazienza, se ben esercitata, porta i suoi frutti. Succede al 58’ quando Thiago alcantara spezza l’ennesima manovra aggirante del Bayern con un’immaginifica traccia per Kimmich, che alza la testa e pennella sul secondo palo per Coman: indecisione francese, e l’ex di turno, francesissimo, di testa la piazza sul secondo palo, con Navas stavolta impotente. Subito dopo la palla buona arriva a Davies che sfiora il raddoppio. Poi, è controllo tutto tedesco. E nel silenzio irreale del Da Luz si compie il triplete del Bayern. L’epilogo più giusto. —
 

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