Il presidio
Israeliano firma per l’Auschwitz I connazionali: sei un traditore
GERUSALEMME
Il capitano della nazionale d'Israele di hockey ghiaccio (n.34 del ranking internazionale), Eliezer Sherbatov, ha firmato un contratto conla squadra della città polacca di Oswiecim, e subito infuriano le polemiche. Infatti in tedesco, ai tempi della seconda guerra mondiale e dell'occupazione nazista, Oswiecim si chiamava Auschwitz ed era il luogo, tristemente famoso, dove i tedeschi avevano allestito il campo di concetramento dove morirono un milione e centomila ebrei. Così ora Sherbatov in patria viene duramente criticato e definito "un traditore". «Lo so - replica lui -, ci sono tanti ebrei che mi considerano così perché ho firmato per l'Auschwitz, ma io rispondo che ciò che accadde quasi ottanta anni fa non verrà mai dimenticato. Ed ecco perché io, adesso, voglio far vedere ai giovani del mio paese che devono essere fieri delle loro origini e che ora tutto è possibile, anche che un ebreo giochi per la squadra di qui».
Nel 2020 ricorre il 75/o anniversario della liberazione dei prigionieri di Auschwitz da parte degli alleati, e per Sherbatov il modo migliore di sottolinearlo sarebbe «essere un giocatore chiave del team di Oswiecim e vincere il campionato, perché riuscirci giocando per questa squadra vorrebbe dire giocare non solo per me stesso ma anche per onorare la memoria di tutte le vittime di Auschwitz. E' come dire 'un ebreo è tornato qui, e ha vinto per voi'».
Nato a Rehovot, vicino Tel Aviv, da una famiglia di ebrei russi, Sherbatov è cresciuto in Canada, a Montreal, dove gli è venuta la passione per l'hockey su ghiaccio, sport più amato da quelle parti. Continuando a praticarlo, ha realizzato il sogno di diventare giocatore professionista, e in passato ha giocato in vari paesi d'Europa e in Kazakhstan. Ora l'avventura in Polonia, decisione aspramente criticata dalla stampa d'Israele da alcuni rabbini che lo accusano di essere "un rinnegato, un traditore del popolo ebreo". in sua difesa è invece intervenuto un posto sull'account Twitter dell' 'Auschwitz-Birkenau Memorial and Museum' in cui si dice che "la storia di #Auschwitz mostra il pericolo degli stereotipi percepiti dagli altri...per fortuna @Sherbatov1 capisce meglio tutto ciò".
«L'Olocausto è stato qualcosa d'inimmaginabile - dice ancora Sherbatov - ma adesso dietro di noi c'è un'intera nazione, Israele, che ci protegge». Il suo sogno, polemiche a parte, è che l'hockey ghiaccio 'decolli' in Israele, divenendo più seguito di quanto non lo sia ora: su nove milioni di abitanti, circa un milione ha origini russe o statunitensi, quindi materiale umano per formare una nazionale ancor più competitiva c'è,. Per ora i tesserati sono 700, che per gicoare e allenarsi hanno tre campi a disposizione. «E io so che un giorno finirò la mia carriera lì, nel mio paese». Intanto è ad Auschwitz. —
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