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L’INTERVISTA 

«Allegri? Tanti rifiuti ma ora ha la chance»

GIGI GARANZINI
«Allegri? Tanti rifiuti ma ora ha la chance»

Galeone: sarebbe il primo a vincere con Milan, Juve e Inter Conte ha avuto acquisti per 200 milioni e fa quella sparata...»

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Il diversamente giovane maestro Galeone, oltre a spaziare sul calcio a trecentosessanta gradi, continua ad avere un debole per i suoi allievi prediletti, in ordine alfabetico Allegri, Gasperini e Giampaolo. Invece che par amigos, ne parliamo per una volta official? Dandoci correttamente del lei?

«Ci mancava anche il lei, dopo ‘sto lockdown che mi ha steso. Ma lo sai, anzi lo sa che non sono ancora uscito in barca? Che è pronta da un mese ma non sono ancora uscito dal porto? Non mi riconosco più».

Non sarà stato anche il mese e mezzo intensivo di pallone, con partite a tutte le ore?

«Più i commenti che ne seguivano. Con tutti ‘sti numeri, e tutta ‘sta gente che arriva davanti al microfono e dice il mio calcio. Io mi diverto come un matto a vedere le smorfie di Fabio, intendo Capello, che quando le sente troppo grosse fa una strana smorfia col naso, forse per impedirsi di aprire la bocca. Ma quale mio calcio? Si è mai sentito un maestro vero come Liedholm dire il mio calcio? E poi i numeri, le percentuali di possesso palla. Ho sentito una sera Sarri rivendicare il 72 per cento. Ma il problema mi sembra il restante 28 in cui la palla l’hanno gli altri: che è poco, ma è bastato alla Juve per subire 43 gol come non succedeva dalle guerre puniche».

Gasperini non ha inventato un calcio nuovo: ha riciclato, rispolverato, rimodernato quello antico.

«La risposta, anzi in questo caso la domanda, è esatta. Potrei citare Klopp, che ha compiuto la stessa operazione in Germania e poi meglio in Inghilterra. Ma Gasperini l’ha fatta rivisitando il calcio all’italiana, riveduto e corretto in senso offensivo. Sempre in avanti, sempre in velocità, astenersi titic-titoc: o usarlo al momento di rifiatare, con la palla nei piedi del Papu o di Ilicic. L’Atalanta ha segnato 98 gol: e solo in due partite su 38 è andata in bianco. Questi sono i numeri che contano, che pesano nel calcio. Non le pugnette del possesso-palla».

Com’era il Gasperini calciatore?

«Tatticamente il più bravo che ho avuto, alla pari con Allegri. E poi ha un carattere, qualcuno dice caratteraccio, che se s’incazza lo fa per davvero. E questo i giocatori lo percepiscono, capiscono se uno recita o se è vero: e gli danno di più. La partita la sapeva leggere già in campo, come adesso in panchina».

Come Allegri.

«Certo. Difatti tutti e due avevano facoltà di cambiare in campo. E io ero quasi sempre d’accordo, perché avevo e ho un debole per i giocatori di personalità e con la vista lunga».

Certo che un Allegri sabbatico non è male come spreco.

«Guardi che io lo sento spesso. E lui con me ha confidenza. Proprio per questo non le sto a fare l’elenco delle squadre che ha rifiutato: per correttezza innanzitutto, ma anche per risparmiarmi un’emicrania. Adesso mi par di capire che…».

Che quando Conte sbrocca del tutto, arriva l’Allegri 2, la vendetta.

«Questo l’ha detto lei, anche se io ne sento parlare da un po’. Diciamo che se Allegri riuscisse a vincere con l’Inter sarebbe il primo a completare il trittico con Juventus e Milan. E diciamo anche che io una sparata come quella di Conte contro la società non l’ho mai sentita nella vita. Dopo 200 milioni di roba, o giù di lì».

Duecento milioni tra cui per esempio Sensi e Barella.

«Che con Mancini mi risultano essere due perni della Nazionale. Ecco, mi faccia ancora dire che Roberto Mancini è l’unico che può dare all’Italia un’identità duratura. Quando ha cominciato ad allenare era ancora un po’ ex-grande giocatore. Adesso è un grande selezionatore e allenatore a tutto tondo». —



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