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Alvini, da Fucecchio alla gloria «Ora sogno la A: sta a me...»

Marco Sabia
Alvini, da Fucecchio alla gloria «Ora sogno la A: sta a me...»

IL TECNICO TOSCANO HA RIPORTATO LA REGGIANA IN SERIE B  

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A scuola ci andava anche mal volentieri, tanto che quando frequentava le superiori a Lucca preferiva andare a vedere gli allenamenti della Lucchese di Corrado Orrico. Insomma, che il fucecchiese Max Alvini – protagonista del ritorno in serie B della Reggiana – fosse una mosca bianca era evidente. Anche perché, piuttosto che passare le serate a ballare in discoteca, preferiva rintanarsi in mansarda a leggere i libri di Brian Clough,l’allenatore del Nottingham Forest. Oggi che Alvini si è affacciato al vero calcio dei grandi, è venuto il momento di raccontare non tanto l’allenatore ma l’uomo che c’è dietro.

Mister, lei ha fatto una gavetta lunghissima: è questo che ha fatto la differenza?

La passione per il calcio arde dentro di me da sempre, non so quanti calci al pallone ho dato contro il muro dello stadio di Fucecchio. Ho giocato in tutte le categorie, poi nel 95-96 ho iniziato ad allenatore gli amatori della Ferruzza, praticamente i miei amici: in quegli anni a Fucecchio c’erano 12 squadre soltanto di amatori, ogni settimana c’era un derby.

Le categorie se le è sudate tutte, giusto?

Sì, e questo mi gustare il traguardo conquistato con ancora maggiore soddisfazione.

Qual è stato il momento più difficile della sua carriera?

La fine del rapporto con l’Albinoleffe: ho avuto dei problemi e per un attimo ho perso la rotta. Però ho avuto subito la fortuna di ripartire.

E con la Pistoiese?

Nonostante il finale, la considero un’esperienza positiva e formativa. Certo, se mi avessero dato più tempo adesso la Pistoiese sarebbe in altre categorie. La scelsi perché ero legato a quei colori, essendo stata Pistoiese-Sampdoria la prima partita di Serie A vista dal vivo con mio padre.

E il momento che ricorda con maggior affetto?

Al netto dell'apoteosi di mercoledì, sicuramente l’aver vinto la Coppa Italia Dilettanti nel 2010 a Roma col Tuttocuoio.

Si aspettava che Reggio Emilia impazzisse per lei e i suoi ragazzi?

La Reggiana ha una tradizione calcistica nobile, negli anni 90 era in Serie A. Mi metto nei panni dei nostri tifosi che vedono giocare il Sassuolo nello stadio di Reggio Emilia, quindi capisco quanta voglia ci sia di tornare a fare risultato. Mercoledì sera sembrava di aver vinto i Mondiali.

Lei ha preso il patentino allenatori con una tesi su Sarri: perché proprio lui?

Maurizio ha fatto una gavetta lunga e difficile, in cui mi rivedo. In quella tesi ho ripercorso come io avrei preparato un inedito Napoli-Albinoleffe e mi hanno detto che è una delle opere più lette della biblioteca di Coverciano.

Ora deve mantenere il fioretto: deve andare a trovare la mucca Alvina…

Sì (sorride), mi farò questi 8 chilometri a piedi per incontrarla.

Mister, il suo sogno adesso qual è?

La B era l'obiettivo, la serie A il sogno. Adesso sta a me riuscirci. —

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