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Belinelli e l’Nba nella “bolla” di Disney World
Il cestista italiano è pronto per ricominciare. Sulla maglietta porterà la scritta “uguaglianza” per dire no al razzismo
ROMA
Marco Belinelli è pronto per la ripresa del campionato in Nba nell'anomala e inedita cornice della “bolla” di Disney World. Il campione azzurro ha incontrato i giornalisti in videoconferenza e ha detto la sua sul torneo che riprenderà il 31 luglio dopo il lungo stop a causa del covid-19. Sulla sua maglietta dei San Antonio Spurs Belinelli porterà la scritta “Uguaglianza”, e sarà il suo modo di dire no al razzismo. L'azzurro sta vivendo in quarantena questi primi giorni, «non mi lamento del cibo», ha detto chiosando altri suoi colleghi che avevano avuto da ridire: «c'è molta gente fuori che sta male, non mi sembra il caso di porre problemi per il cibo. E' vero lo lasciano dietro la porta, a volte è freddo, ma sono certo che la situazione migliorerà». In questo periodo Belinelli porterà al polso un braccialetto speciale, “magico”, che gli farà da apriporta, così che anche l'incombenza di girare una maniglia gli venga evitata, sempre a scopo cautelativo sui rischi da contagio. Il giocatore italiano porta anche «l'anello anti covid, che segnalerà immediatamente eventuali aumenti di temperatura corporea». Tornando al basket giocato, Belinelli non è fra quelli che ha pensato di non partecipare a questo finale di campionato nella bolla Disney «nemmeno per un momento, perché ho una grandissima voglia di giocare. E' vero però che non ero certo che veramente il torneo sarebbe ricominciato». Quanto al futuro, il 34enne azzurro fino a fine stagione, cioè a settembre, è sotto contratto con gli Spurs, poi si vedrà: «Vorrei restare ancora un anno o due in Nba, penso di poter dire la mia».
Intanto i medici spiegano come ci si comporterà con eventuali casi di Covid nella bolla di Disney World. «Se spunterà qualche giocatore positivo al covid-19, prevediamo almeno due settimane di quarantena», dice il dottor John Di Fiori, ex presidente della Società americana di medicina sportiva e attualmente direttore della medicina sportiva del grande torneo di basket americano, in vista della ripresa delle gare. Le 22 squadre sono già tutte a Disney World e alcune hanno già ricominciato gli allenamenti di gruppo dopo la quarantena, le misure anticontagio sono drastiche e i controlli continui, anche alla luce di quanto sta succedendo negli States dove il coronavirus è ancora molto diffuso. Secondo Di Fiori «ci sono degli effetti sconosciuti per quel che riguarda la capacità polmonare, così come quelli sulla tenuta cardiaca del cuore. Cosa fare se un giocatore di 24 anni ad esempio ha perfettamente recuperato dalla malattia in 14 giorni, ma ha avuto in passato problemi di circolazione sanguigna? Dovremmo rimandarlo in campo senza conoscere le possibili conseguenze? L'unico concetto che bisogna far passare -spiega il medico a Espn- è che, qualora un giocatore risultati contagiato al Covid-19, è improbabile che torni sul parquet per due settimane. Come minimo, ma potrebbe durare anche di più».
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