Il presidio
Tra Rocco e Sacchi, il catenaccio ”intenso”: l’esperimento che fa grande Gattuso
Rino l’aggiustatore: difesa, ripartenze, senso di appartenenza. E quel discorso motivazionale a centrocampo dopo la vittoria
Un pizzico di Rocco, una spruzzata di Sacchi. Due filosofie, due modi di vedere il calcio antitetici. Eppure insieme possono stare, e diventare un cocktail vincente. Rino Gattuso, che alla storia del Milan evidentemente un pò di attenzione l’ha posta, ha saputo unire la vocazione difensiva del grande triestino con la moderna organizzazione, il rigore e l’intensità del maghetto di Fusignano. Ed eccolo qui, il Napoli che dopo anni ha riportato (troppa) gente a far festa per le strade, alzando una Coppa Italia che fino a una settimana fa rappresentava un puntino lontano, un traguardo difficilissimo. Il costruttore del successo azzurro in Coppa Italia è lui, Gennaro Gattuso da Corigliano Calabro, uno che quando giocava non si tirava mai indietro e che da allenatore trasmette quella stessa grinta, che ha consentito a Insigne e compagni di trionfare contro l'avversaria di sempre, la Juventus. Il discorso a centrocampo a fine partita, prima della premiazione fai da te, attorniato da squadra, staff e presidente, è degno della migliore letteratura sportiva. E' un concentrato di energia pura.
Come Al Pacino in "Ogni maledetta domenica", Gattuso ha sottolineato i valori dei suoi ragazzi, ha mediato con De Laurentiis sulla questione multe (cosa abbia detto non si è capito, la mano a coprire il viso, ma la parola "soldi" pronunciata da De Laurentiis e l'applauso della squadra fanno intendere che il tema era quello delle multe ed ha fissato il prossimo obiettivo, la Champions League. Nel calcio asettico post pandemia, senza tifosi, con lo stadio vuoto nel quale le uniche voci sono quelle dei protagonisti capita che la tv riesca a carpire anche le parole dette al centro del campo. «Avete dimostrato professionalità, personalità, carattere e senso di appartenenza» ha detto Gattuso rivolto ai suoi, il viso stravolto,dalla gioia per il suo primo trofeo da allenatore, dopo il dolore per la morte della sorella Francesca un paio di settimane fa. «Qui c'è gente che è in scadenza di contratto, deve andar via, c'è gente che piange - ha aggiunto Gattuso riferendosi alle lacrime di Josè Callejon, 7 anni in azzurro e in scadenza di contratto - Adesso giochiamo ogni tre giorni e giochiamo tutti. Non abbiamo più tensioni, pressioni, non ne abbiamo. Voglio vedere il veleno». Il "veleno" che Gattuso è riuscito a instillare nella testa dei suoi uomini rimettendo la squadra in carreggiata facendo dell'umiltà e della dedizione le armi vincenti del suo Napoli. «Adesso dobbiamo arrivare in Champions», è stata la chiosa di De Laurentiis.
La vittoria della Coppa è figlia dei gol di Ruiz e di Mertens con l'Inter, della freddezza degli azzurri nei rigori, delle mani di Meret, ma soprattutto di Rino Gattuso, che in due mesi di campo e altrettanti al telefono ha saputo ricompattare e tenere unita la squadra, dando nuovi stimoli e obiettivi. E che dopo un dialogo di gruppo sul prato dell'Olimpico ha portato De Laurentiis a dire a fine gara sulle multe: «I giocatori hanno cancellato l'era precedente e sono maturi adesso, un grande esempio di professionalità e sportività». E' la pax gattusiana che fa funzionare il Napoli e che ora punterà a un sogno: la rimonta in campionato fino a un posto in Champions League, occupato dall'Atalanta che ha nove punti più degli azzurri e una partita in meno. Una pax che ha portato al rinnovo di Mertens, alla firma in arrivo del tecnico per il rinnovo, alla permanenza di Zielinski. L'obiettivo era vincere un trofeo ed è arrivato, ora si può sognare, dalla rincorsa in serie A alla sfida contro il Barcellona da giocare a inizio agosto probabilmente in Portogallo, liberi da pressioni, provando a fare l'impresa. —
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