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La prende Ringhio e se la merita tutta Juve, rigori fatali

La prende Ringhio e se la merita tutta Juve, rigori fatali

Coppa Italia al Napoli dopo i rigori: Sarri tradito dal dischetto da Dybala e Danilo Più occasioni per gli azzurri, solo un super Buffon tiene in vita la sua squadra

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ROMA

La conclusione più logica, i calci di rigore, per una finale di rara bruttezza. E la conclusione più giusta, perchè questa Coppa Italia se la merita Rino Gattuso che ha travasato il suo cuore nel Napoli. Che ribatte colpo su colpo e alla fine porta a casa un trofeo prestigioso, mentre dall’altra parte Sarri ha cpaito che deve lavorare ancora tanto perchè questa non è certo la sua Juve.

Partita brutta. Ok il caldo, ok il pubblico che non c’è, ok la condizione approssimativa dopo tre mesi di pausa, ma Juventus e Napoli hanno dato vita davvero a 90 minuti di nulla, o quasi. Tanta attenzione tattica, minuti di giro palla juventino senza costrutto, qualche fiammata in ripartenza del Napoli: solo una grande emozione, proprio al 92’ col palo di Emlas. Poco per giustificare una grande audience televisiva. C’è voglia di calcio, certo, ma se il calcio è questo...

Cristiano Ronaldo deve avere parlato con Sarri alla vigilia: dopo il non brilla ntissimo esperimento da punta centrale contro il Moilan torna sulle sue amate zolle di sinistra, con Dybala falso nueve e Douglas Costa dalla parte opposta, abbinato in fascia a Cuadrado. Gattuso invece sceglie Ruiz, Mario Rui e Callejon, usati sicurissimi. Proprio CR7 ha il primo colpo a disposizione dopo 5’, il destro non è ciclonico e Meret lo disinnesca. Ma il Napoli c’è, e piano piano alza il baricentro, mette la testa fuori pur restando strettissimo come linee quando la palla la governano i bianconeri: qualche protesta al 13’ per una caduta in area di Mario Rui, Doveri nemmeno fa ricorso al Var. Lo squillo di Insigne potrebbe spaccare la partita al 23’: punizione perfetta a girare di Lorenzinho da 25 metri, palla che plana sul palo con Buffon che però sembrava essere in grado di prenderla.

Cresce il Napoli, e arriva a folate in velocità: al 40’ tripla occasione, prima con Mertens e salvataggio di Alex Sandro, poi doppia paratona di Buffon che chiude la strada a Demme e poi vola a respingere in angolo un destro maligno ancora di Insigne, davvero indiavolato. Gattuso torna nello spogliatoio con qualche recriminazione in più rispetto a Sarri, che non vede la brillantezza sulla quale ha lavorato in questo lungo periodo.

La trama del romanzo, tutt’altro che avvincente, non cambia nella ripresa. Controllo del gioco, sterile, della Juve e il Napoli che si accontenta di non prenderle e, quando può, prova anche ad assestare qualche colpo alla figura della Signora. Sarri e Gattuso iniziano a pensare ai (molti) cambi per cercare di sparigliare le carte dal punto di vista tattico, ma non è facile anche perchè, fatalmente. il livello delle energie cala piano piano. Cuadrado passa davanti con Danilo per il crepuscolare Douglas Costa, Gattuso sceglie la fisicità di Milik per sfruttare magari le palle inattive. Squillo diPolitano, apena entrato, che Buffon para in tutto al 68’. Ancora Napoli al 72’, e stavolta il match ball è sulla racchetta di Milik che lo getta alle ortiche con un destraccio altissimo da centroarea.

Juve sulle gambe, sembra. E Napoli che ci crede, prende campo, attacca con più uomini. Politano e Insigne mettono ancora paura a Buffon. Sarri sceglie Bernardeschi e Ramsey, ultime carte sul tavolo della partita. Al 92’ l’occasionissima: Manmksimovic la schiaccia, miracolo di Buffon e Elmas centra il palo da pochi passi. Era destino: calci di rigore.

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