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Anche i cavalli escono dalla loro quarantena La corsa dell’Arno parla solo livornese

Carlo Abete
Anche i cavalli escono dalla loro quarantena La corsa dell’Arno parla solo livornese

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Carlo Abete

Il "Covid" e il conseguente "lockdown" hanno stravolto la vita di tutti. Ippica e cavalli non ne sono passati indenni. Il blocco di tutte le attività ha creato non pochi problemi a tutto il comparto, e ne sa qualcosa la Società Alfea di Pisa, che si è vista privare di tutte le sue giornate più importanti, compresa quella incentrata sul Premio Pisa. Dopo l'allentamento delle restrizioni e la riapertura di qualche ippodromo, Firenze con il suo Visarno, per venire incontro alle richieste di proprietari e trainer ha deciso di "ridisegnare" il proprio calendario che si è "allungato" fino all'estate, quando il galoppo toscano di norma trovava il suo naturale habitat negli ippodromi di Livorno e Grosseto. E così pure la corsa faro del calendario gigliato ha dovuto subire una drastica dilazione, e dalla sua tradizionale collocazione del 25 aprile è scivolata fino all'11 giugno, a "porte chiuse" ovviamente, e con limitazioni per il numero dei partecipanti. Ne è scaturita una prova sicuramente "sui generis" L'edizione di quest'anno si è tinta di...amaranto visto che il vincitore Blu Navy Seal, magistralmente interpretato da Dario Vargiu al quinto sigillo nel clou fiorentino, veste i labronici colori della Scuderia Jerome di Riccardo Angioli. Il secondo arrivato Pythius soggiorna a Bolgheri ed è preparato dal livornese Riccardo Santini. E pure il terzo, l'importato Nabbeyl, è di giubba e training labronici. L'appassionato proprietario è al settimo cielo dopo il successo del suo pupillo che a distanza di quasi trent'anni è riuscito a bissare quello di Bandol che con la stessa casacca ed Enrico Baldacci ai comandi fece sua l'edizione del 1993, e pochi mesi più tardi, riuscì a fare clamorosamente breccia pure in "Coppa" all'Ardenza. Molti i soggetti da ricordare con la giubba a bande rosse e blu, a cominciare Vintage Only, che nel 94 si impose nel Premio Livorno del Centenario, e poi Armando Carpio, Parouche per arrivare ai volanti Le Cadre Noir e Late Parade, che sono riusciti a trovare gloria anche all'estero, frutto - come ci tiene a sottolineare Angioli - di tanta passione, ma anche di un certo occhio per investire senza spendere patrimoni nell'acquisto dei purosangue. "In tutti questi anni - attacca Angioli - penso di essermi tolto tantissime soddisfazioni e i risultati sono li a dimostrarlo. I miei cavalli, pur allenati da trainer diversi, si sono spesso rivelati più che redditizi con percentuali di rendimento molto elevate, che nell'ultimo anno hanno toccato il trenta per cento". Livornese "doc" con Riccardo è facile addentrarsi nei discorsi sul Caprilli: lui infatti è stato uno dei principali promotori del tentativo di riaprire i cancelli dell'ippodromo livornese. —

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