Il presidio
Smith: «Noi sport di contatto ma ora dobbiamo ripartire»
Roma
Provate, nel tempo del Covid-19, a mettervi nei panni di Franco Smith, commissario tecnico della nazionale di rugby, lo sport di squadra dove il contatto è tutto. Immaginate che il consiglio federale vi confermi per altri 4 anni, vi dia fiducia piena, vi affianchi un staff all’altezza del compito che vi aspetta, con un mental coach, Claudio Robazza, un preparatore atletico, Quintin Kruger, che ha già lavorato con te ai Cheethas, un allenatore dei tre quarti, Alessandro Troncon, che è stato leader della nazionale come giocatore. Sarete emozionati, pronti a scendere in campo, a fare le prime convocazioni in vista del tour estivo. Invece niente. Incertezza assoluta. Nessun tour all’orizzonte, nessuna ripresa del gioco. “Sono frustrato, sto seduto qui in Sudafrica, a casa – dice Smith – sono felice della fiducia che mi è stata accordata, ma so che per far virare una nave ci vuole tempo e che il lavoro che avevamo iniziato con il Sei Nazioni si è fermato. Ma non vedo l’ora di ricominciare”.
Rugby e pandemia sono parole che mal si accordano a meno che non vi chiamiate Maxime Mbandà, terza linea della nazionale, e vi mettiate a fare il volontario sulle ambulanze. Ieri il presidente Sergio Mattarella lo ha nominato Cavaliere al merito della Repubblica.
Il presidente della Fir, Alfredo Gavazzi, invece, ha altri problemi da affrontare. “Dobbiamo riportare in campo tutti, dai bambini dell’Under 6 ai seniores, ma per ora possiamo solo pensare alla loro preparazione atletica”. Già, correre, palestra (i più grandi), allenamento fisico, ma niente pallone. “Lo sviluppo fisico è uno dei pilastri del cambio di mentalità che voglio dare alla nostra nazionale – dice ancora Smith in collegamento video – ci si domanda spesso perché nell’Under 20 la nazionale sia competitiva e dopo no. È una questione di preparazione atletica”. Corrado Pilat, anche lui un nuovo nello staff dove dovrà occuparsi di skill, le abilità, anticipa la nuova visione: “Ogni partita è una guerra, sarà questa la mentalità che daremo: affrontare la guerra”.
Robazza, il mental coach, si è già fatto un piano di azione, su due livelli: quello personale e quello collettivo. “Ma serve il momento di confronto, dobbiamo rivedere i giocatori insieme, in un raduno, con un obiettivo davanti, un match, una tourné”.
Le due franchigie, Zebre e Benetton, hanno ripreso il lavoro da 10 giorni, senza pallone. Kruger, anche lui ancora in Sudafrica, ha già preso contatto con i preparatori atletici. La collaborazione fra staff della nazionale e franchigie è stata rinforzata. “Lo staff sarà a Parma e Treviso una volta alla settimana e i giocatori del Pro 14 che non saranno in campo nel weekend si alleneranno con i tecnici della nazionale”, annuncia Franco Ascione. Ma quando si tornerà a giocare? In calendario ci sono, per ora, due match a ottobre, il 23 e il 30, nazionale in campo contro Irlanda e Inghilterra, recuperi del Sei Nazioni 2020. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
