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L'orrore negli occhi

Il massacro dell'Heysel 35 anni dopo. La telecronaca di una partita maledetta, i ricordi di Bruno Pizzul

Bruno Pizzul
Il massacro dell'Heysel 35 anni dopo. La telecronaca di una partita maledetta, i ricordi di Bruno Pizzul

La partita maledetta e ciò che resta oggi nelle parole del telecronista di allora. Quelle vittime in una serata che avrebbe dovuto lasciarci una lezione...

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Si dice che il tempo finisce per scalfire a poco a poco i ricordi di qualsiasi tipo, attenuandone significati e impatti emotivi. C’è del vero nell’assunto, ma resta la constatazione che esistono fatti i quali mantengono un proprio vigore permanente nel tempo, per la gravità dell’evento e le circostanze particolari in cui maturarono.

Di sicuro quel che avvenne a Bruxelles il 29 maggio del 1985, sinteticamente individuato come Heysel, rappresenta un momento che continua a evocare un cumulo di sentimenti e di risentimenti, dolore per le vittime, dispetto e scandalo per il modo colpevolmente inadeguato con cui si fronteggiò una situazione che avrebbe potuto e dovuto essere gestita in modo diverso.

I 39 morti, quasi tutti italiani, persero la vita in modo assurdo, sacrificati dalla colpevole superficialità delle autorità belghe, del tutto impreparate a controllare il gran numero di tifosi inglesi e italiani arrivati a Bruxelles per vedere la finale di coppa campioni tra il Liverpool e la Juventus.

Quello che accadde è stato ricostruito con crescente precisione per l’enorme impressione e commozione che provocò, quanti erano presenti in quello stadio allora fatiscente e inadeguato e la miriade di telespettatori impietriti dal susseguirsi di immagini via via più crude vissero una serata terribile.

Confesso di avere più volte coltivato la speranza di poter cancellare dalla mia memoria quelle tragiche sequenze che mi videro coinvolto in quanto responsabile della telecronaca diretta di un evento sportivamente molto atteso ma che poi ebbe tragica conclusione.

Ma mi rendo subito conto che quello che accadde, proprio per la sua assurdità e ferocia, non può e non deve passare nel dimenticatoio, dovendo trasformarsi in monito per una diversa e più responsabile partecipazione alle vicende sportive.

In effetti poi, anno dopo anno, constato di esser stato colpito da una vera e propria ferita nella mia coscienza di uomo, prima e più ancora che nei ricordi di cronista impegnato in un complesso compito. Mai infatti ho sentito il peso di quel lavoro svolto in modo inconsueto e in un contesto particolarissimo, mi sono piuttosto sentito schiacciato dall’assurdità di essere arrivato in una bella e civile città europea per raccontare le emozioni di una partita di pallone e aver invece dovuto dire di 39 morti e centinaia di feriti.

Credo che sia inutile insistere sugli errori, omissioni e leggerezze della autorità belghe, così come non mi pare il caso di riandare a certe polemiche riguardanti la mia telecronaca, da alcuni giudicata troppo portata a compiacimenti di natura sportiva, quasi a sminuire l’aspetto luttuoso.

Accadde quel che mai e poi mai sarebbe dovuto accadere, ma come ho spesso detto e ripetuto, sono rimasto profondamente deluso e addolorato dalla constatazione che quei tragici eventi anziché generare, almeno per un po’ di tempo, una presa di coscienza degli appassionati di calcio, inducendoli a comportamenti più corretti ed educati, si trasformarono in indecorosa occasione per insultare le vittime e la squadra di appartenenza, auspicando il ripetersi di altre carneficine del genere. Assurda espressione del mai abbastanza censurato tifo contro.

Perché si giocò quella maledetta partita, perché i giocatori scesero in campo pur sapendo sia pure in parte l’accaduto, perché poi gli juventini non lasciarono la coppa vinta in qualche modo davanti alla curva Zeta, perché io feci la telecronaca anziché trincerarmi in luttuoso silenzio? Sono interrogativi ai quali ognuno può dare una risposta e che il prossimo anno torneranno di attualità.

Certo è che vivere i ricordi di quel Juventus-Liverpool a stadi vuoti, e per ora non di soli spettatori, assume un sapore del tutto particolare.

In ogni caso Heysel da non dimenticare, per me come per tutti.

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