Il presidio
Da coach a professore: Carrea sale in cattedra
L’allenatore di Pistoia racconta e si racconta per la Iul «Fortuna, meriti e mio padre mi hanno portato dove sono»
PISTOIA. Un trio di grandi allenatori di basket per parlare del loro ruolo e della comunicazione nel mondo della palla a spicchi. A Iul basket talk, format live organizzato dalla prestigiosa università online (Italian university line) sui temi della palla a spicchi, ha parlato anche il coach del Pistoia Basket, Michele Carrea. A fargli compagnia anche il coach della Pallacanestro Reggiana, Maurizio Buscaglia, e Marco Sodini, tecnico dell’Orlandina Basket.
Tanti i temi toccati e gli aneddoti che Carrea ha offerto al pubblico, a partire da quelli relativi agli anni in cui era a Casalpusterlengo, come allenatore dell’Under 19 e assistente di Andrea Zanchi in prima squadra. Lì ha portato l’Under-19 a vincere lo scudetto ed è stato anche un periodo in cui ha lanciato tanti ragazzi come Janelidze, Spissu, Vencato, Rossato, Donzelli, oggi tutti giocatori stabilmente sui palcoscenici di Serie A e Serie A2. «Lo reputo un percorso estremamente positivo – ha detto a riguardo Carrea – l’enorme vantaggio avuto in quel tipo di contesto è stato quello di portare avanti un gruppo sin dall’Under 14, con una crescita continua, anche se probabilmente rappresenta un’eccezione nelle dinamiche attuali. Guardare a quel roster e vedere dove sono arrivati quei ragazzi per me è un motivo di orgoglio».
Coach Carrea ha spiegato ance il suo approdo a Pistoia, nella massima serie del basket italiano, un risultato arrivato dopo una crescita esponenziale, con una storia personale partita con le giovanili ed una gavetta che lo ha portato a vivere il suo primo anni in A al PalaCarrara. «Per quanto riguarda il salto di categoria che ho fatto in questa stagione, penso di ave avuto dei meriti e ho lavorato con convinzione e ho avuto circostanze favorevoli. La prima? Un padre che ha creduto che sarei diventato un allenatore professionista al di là dello scetticismo di tanti. Poi c’è la gradualità della mia carriera, passata dalle giovanili di Casale, da quelle di Siena, poi Casalpusterlengo con Zanchi, Biella e Pistoia, mi è servita ed è una cosa che mi sento di consigliare».
L’analisi di questa stagione pistoiese è continuata, concentrandosi sull’aspetto comunicativo del suo lavoro, che il coach di origini milanesi ha dettagliato nelle sue sfaccettature. «Credo che si debbano tener presenti due livelli di comunicazione – ha specificato Carrea – verte volte i giocatori sono interessati a sentire quello che diciamo all’esterno e per questo si possono sentire insieme e distanti alle tue indicazioni. La comunicazione verso l’interno è fondamentale, serve averla chiara per poter insegnare. Io sto usando mondo la comunicazione verso l’esterno con un progetto ambizioso: condizionare anche in minima parte la cultura sportiva di questo Paese. Serve sviluppare una cultura della performance che non è legata solamente al punteggio: se il pubblico lo capisce si diverte di più, questo farebbe fare un salto qualitativo a tutto il movimento e la comunicazione ci può aiutare».
Riferendosi ancora alla sua esperienza, coach Carrea ha raccontato anche gli anni di Biella. «Sono arrivato in una struttura con un’identità importante, mi sono contaminato con Biella e viceversa. Un percorso in cui abbiamo puntando sul fatto che dovessero venire giocatori che desideravano andar via da Biella diversi da come ci erano arrivati».
E guardando quanti da lì hanno spiccato il volo verso la A, il progetto è riuscito, ed anche l'approdo di coach Carrea a Pistoia ne è una dimostrazione. —
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