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Uomo perbene 60 anni di calcio da protagonista

LUCA TRONCHETTI
Uomo perbene 60 anni di calcio da protagonista

Recordman di promozioni (ben 14) e campionati di B vinti La telefonata di Moratti, il cordoglio di tanti suoi allievi

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LUCA TRONCHETTI

Quando ci lascia uno come Gigi Simoni – una persona perbene, un uomo leale, un padre prima ancora che un allenatore da guinness dei primati (1068 panchine) per i suoi oltre 600 calciatori avuti in una carriera lunga 60 anni - gli innamorati di un calcio genuino, pulito, trasparente si sentono tutti più poveri e soli. Perché in un mondo di furbastri, imbroglioni, faccendieri, trafficoni, bari e voltagabbana, che hanno ridotto il gioco più bello del mondo nello stato pietoso in cui oggi si trova, ti sentivi decisamente meglio sapendo che, in quell’ambiente per nulla edificante, potevi trovare un personaggio che abbinava serietà e competenza, correttezza e onestà, rispetto e gratitudine. Una mosca bianca che, in un sistema malato, manteneva intatta la sua inderogabile dignità. Gigi Simoni, origini bolognesi (era nato a Crevalcore il 22 gennaio 1939, da babbo Leonardo, il macellaio del paese, e mamma Iemes) se n’è andato ieri a mezzogiorno a 81 anni all’ospedale Cisanello di Pisa dopo aver lottato come un leone - avendo sempre accanto la moglie Monica, già collega de Il Tirreno e tra le prime giornaliste sportive in Italia in un contesto che 30 anni fa era declinato al maschile, e il figlio Leonardo, che nei tratti somatici lo ricorda in modo impressionante - per cercare di riprendersi da un’ischemia cerebrale che lo aveva colpito 11 mesi fa.

E con la consueta caparbietà e l’impegno che lo contraddistingueva era stato capace di compiere progressi straordinari lasciando stupefatti persino i medici tanto era il suo attaccamento alla vita e la sua voglia di regalare l’inimitabile sorriso alle persone care. Rispondeva alle sollecitazioni con qualche parola, qualche gesto e qualche sguardo. Perché la testa era lucida come quando giocava o allenava. Tra gli inevitabili alti e bassi della malattia era riuscito anche a tornare nella sua bella casa a San Piero a Grado. Poi, inaspettato, il crollo, il ricovero, il decesso.

Appena si è sparsa la notizia il mondo del calcio si è vestito a lutto. Tra i primi a telefonare l’ex presidente dell’Inter, Massimo Moratti, che l’aveva inspiegabilmente esonerato nel giorno in cui Simoni era stato eletto «allenatore dell’anno» a Coverciano, ma con cui era rimasto ugualmente in ottimi rapporti tanto che l’ex patron ogni Natale gli faceva recapitare un panettone speciale. Ciccio Colonnese, una delle tante scoperte, si è subito precipitato in ospedale e il tam tam ha raggiunto i tanti allievi del mister che riusciva a coniugare la forza straripante di Ronaldo con lo spirito di sacrificio del gruppo: da Bergomi a Moriero, da Simeone a Zamorano, da Pagliuca a Zanetti. Nessuno l’ha mai dimenticato, tanto che in occasione dei suoi 80 anni quei protagonisti gli avevano inviato commoventi video messaggi. E poi il cordoglio dei tifosi: una marea di sms toccanti sino a scioglierti in un pianto dirotto. Era impossibile non voler bene a quel tecnico gentiluomo capace di lanciare nel firmamento pedatorio giovani di talento e futuri campioni del Mondo come Bruno Conti, Pirlo o Gilardino.

Simoni è stato uno dei grandi Maestri di calcio, cresciuto alla scuola di personaggi leggendari come Fuffo Bernardini, Mondino Fabbri, Nereo Rocco (il Paron) e Heriberto Herrera aggiungendo di suo un innato buonsenso: il suo brodo primordiale. I numeri non tradiscono e il palmares parla chiaro: 14 promozioni (4 da calciatore e 10 da allenatore o direttore tecnico), record assoluto di campionati di serie B vinti (7, premiato a Cremona due anni fa con una targa speciale dal presidente Balata), un torneo anglo-italiano, una Coppa Italia conquistata in campo in un Napoli che all’epoca giocava in B. Se l’ala destra è stato un ottimo calciatore con 3 convocazioni in maglia azzurra, il tecnico ha raggiunto vette inarrivabili. Nessuno come lui è riuscito a lavorare per così tanto tempo nel mondo del pallone: dal 1956 al 2016. Fantastico. Simoni era amato in modo trasversale perché patrimonio di tutto lo sport. Certo, per l’Inter (con cui ha raggiunto i traguardi più prestigiosi) e il Torino (quello degli Invincibili, che lo aveva stregato da bambino), c’era un posto speciale nel suo grande cuore. Ma c’era spazio anche per la Fiorentina degli esordi, il Pisa che per due volte aveva condotto in A, la Cremonese dell’impresa di Wembley (torneo anglo-italiano), il Genoa con cui aveva vinto da calciatore e da allenatore, il Mantova, l’Ancona, il Brescia, il Napoli, la Carrarese, il Gubbio. Perché nelle 20 società in cui ha lavorato – da calciatore, allenatore o dirigente – impegno, professionalità, rettitudine e pulizia morale non sono mai venuta meno: sobrio, elegante, signorile. Umile nella vittoria, sereno nella sconfitta. Un lord del calcio dotato di uno smisurato equilibrio che non l’ha mai fatto vacillare neanche quando l’Ingiustizia era talmente evidente da gridare allo scandalo. Da allenatore non pretendeva nulla che non fosse l’ordinario e anche quando ha toccato l’apice della sua carriera - l’Inter di Moratti a cui ha regalato il suo primo trofeo continentale nel 1998, la Coppa Uefa - prendeva la metropolitana per andare a lavoro mischiandosi tra la gente comune e respirando l’odore dei luoghi e delle persone. Di fatto era un lavoratore come loro. E non era importante che fosse l’allenatore della Beneamata. Perché non si sentiva sul piedistallo e viveva questa normalità nei rapporti con sorprendente modestia disponendo di un’innata serenità di giudizio.

Stamani sarà allestita la camera ardente dalle 10 alle 19 e domattina dalle 9 alle 12 nella chiesa della Spina sul Lungarno a Pisa. Domani alle 16 i funerali nella Basilica di San Piero a Grado al cui interno, per le disposizioni Covid, potranno assistere non più di cento persone. Poi, il primo giorno utile alla riapertura del transito tra Regioni, all’Arena Garibaldi una commemorazione funebre a cui potranno partecipare gli amici del calcio e i tifosi che in tutta Italia gli anno voluto bene. Ciao Gigi, non ti dimenticheremo mai. —

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