Italia
I cinque cambi che piacciono, ma la Lazio...
La storica decisione dell’Ifab scontenta soltanto Lotito. Rivera: sono dubbioso, chi si allena deve essere pronto
Dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo. La panchina si allungava così: nel 1965 toccò al portiere di riserva farsi trovare pronto in caso di necessità, poi spazio – tre campionati dopo – al primo giocatore di movimento e, nel 1974, al quattordicesimo, fermo restando il limite dei due cambi. L’ultimo sforzo fu compiuto nel 1995 con tre sostituzioni senza il vincolo che una fosse dedicata ai numeri uno. Il calcio e le sue regole si sono messi a correre, soprattutto, negli anni duemila e, adesso, è l’emergenza coronavirus a disegnare un’altra piccola rivoluzione: se ripartenza sarà, ai club verrà concessa la facoltà di effettuare fino a cinque cambi, sebbene in un massimo di tre momenti durante i 90’.
Calendario schiacciato (si giocherebbe al ritmo di tre gare a settimana) e caldo, i motivi alla base delle scelta dell’Ifab, unico organismo che può modificare le norme. Così dal 5 settembre del 1965, pomeriggio di Juventus-Foggia, prima sostituzione in serie A fra i pali dei pugliesi fra l’infortunato Maschioni e Ballarini, ad oggi agli allenatori è stato concesso di trovare un rimedio alla sfortuna o di trasformarsi in veri strateghi della panchina. Cinque cambi sono in vigore nella nostra Lega Pro dall’estate del 2017 e gli effetti si cominciano a pesare: Monza, Vicenza e Reggina indicate come tre delle promosse in B, adesso che il campionato è stato fermato definitivamente, sono anche le tre squadre che hanno fatto maggior ricorso alle cinque sostituzioni durante la stagione che è stata poi interrotta.
La svolta ufficializzata in queste ore dagli otto membri Ifab avrà validità fino al 31 dicembre, ma non è esclusa una deroga fino al 30 giugno del 2021. L’Italia ha fatto sapere che al prossimo Consiglio federale verrà approvata formalmente la novità e, da noi, è già tempo di divisioni. Il primo a invocare le cinque sostituzioni dentro a una singola partita è stato l’ex allenatore del Torino, Walter Mazzarri nell’autunno scorso. «Ha ragione, giusto così», si espresse il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis e, all’epoca, la Federazione prese nota, facendo un sondaggio con la Fifa. Sette mesi dopo, la svolta. Il numero uno della Lazio Lotito non vede, invece, con favore questa virata guardando alla qualità e quantità della rosa dei rivali scudetto della Juventus nel caso in cui riprendesse la volata.
PARLA RIVERA
5 giugno 1968, Napoli: Italia e Urss si giocano il posto in finale agli Europei e gli azzurri la spunteranno dopo 120’ e il lancio della monetina più famosa al termine di una sfida finita 0-0. Gianni Rivera fu tra i protagonisti. «Protagonista nel vero senso della parola. Pochi minuti, forse quattro, e mi feci male: per tutta la gara rimasi in campo muovendomi sulla fascia dove non potevo far danni. «I cambi all’epoca non erano ancora stati introdotti. Quando ti capitava un problema come il mio rimanevi in campo per far numero e, se si fosse presentata l’occasione, dare comunque fastidio agli avversari».
L’idea che il campionato ricominci con 5 sostituzioni a partita piace al grande Gianni? «A questo punto perché non cambiarne undici? Se hanno deciso così vorrà dire che è giusto, io ho i miei dubbi: giocare ogni tre giorni al caldo non è facile, ma gli allenamenti servono a farti trovare pronto. E, seppur al caldo, le squadre si alleneranno intensamente».
Due anni dopo quell’Europeo, la storica staffetta in Messico: o lei o Mazzola. Ha mai pensato che se il via libera ai cambi fosse slittato ancora un po’ ai Mondiali sarebbe mancato un po’ di sale?
«Io o Sandro: era così a prescindere. Ma quando la politica entra nel pallone...sì, è vero: senza sostituzioni al Mondiale ci sarebbe stato meno da scrivere». —
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