Italia
Far Oer e Corea del Sud, nuovi pionieri del calcio
Weekend in campo, partite trasmesse in 36 nazioni. Il quarantenne Lee Dong, ex Werder, segna il primo gol
ROMA
«Tornare in campo è stato bello, ma anche strano. A parte i 90' dell'incontro, siamo stati sempre con la mascherina, e distanziati di un metro, e all'ingresso nello stadio ci hanno misurato la temperatura. Ci hanno anche chiesto di non sputare, o di farlo lontano dagli altri, e di non abbracciarci per i gol. Ma non ce n'è stato bisogno, è finita 0-0». Il racconto è di Cesinha, attaccante brasiliano del Daegu, squadra della K-League, la massima serie della Corea del Sud che è partita dopo la pandemia. Il match contro l'Incheon United è finito senza reti, e anche, così com'era cominciato, senza pubblico, visto che questo sarà il destino del calcio in ogni parte del mondo fino a chissà quando. Il gel disinfettante era dappertutto, tutti i componenti della panchina avevano la mascherina e ogni calciatore aveva la propria bottiglietta numerata (lo stesso della maglia) per dissetarsi.
Niente strette di mano prima dell'inizio e massima attenzione a tutto, come da protocollo sanitario. In ogni caso, anche se è finita con un pareggio, il ritorno in campo del Daegu è stato una vittoria, visto che è scesa in campo una squadra, quella delle città che nel 2011 ospitò i Mondiali di atletica, che ha fatto registrare il 63% di casi di positività al coronavirus di tutto il paese. Ma ora la Corea del Sud sta tornando alla normalità e anche il calcio fa la sua parte. Così fa festa anche il veterano del football di questa parti, il 41enne centravanti Lee Dong-gok, ex Werder Brema e Middlesbrough, primo Mondiale disputato quello di Francia '98, che ieri entrando dalla panchina ha segnato con un colpo di testa la rete con cui il campione nazionale Jeonbuk Hyundai ha battuto 1-0 il Suwong Samsung allo stadio Jeonju. Per Lee Dong è stato il gol n.225 in carriera, celebrato solo con un gesto verso le telecamere che ha voluto essere «un ringraziamento al personale medico e agli infermieri». La partita è stata teletrasmessa in 36 nazioni tra cui il Portogallo del tecnico dello Jeonbuk Josè Morais. Il fatto che prima della pandemia i match del campionato sudocoreano fossero visti solo in sei pesi testimonia la fame di calcio in tv che c'è in questo periodo. Ma ieri il calcio è tornato anche nelle Faer Oer, con le vittorie delle favorite per il titolo del 'Formuladeildin': il Runavik ha battuto per 3-1 il Tvoroyri, mentre le due squadre di Torshavn hanno fatto bottino pieno imponendosi 1-0 l'HB sullo Streymur e 2-0 il B36 sul campo del Klaksvik dell'italiano di madre danese,Sebastian Avanzini da Verona. In tutti questi confronti sputare in terra era vietato, così come pulirsi il naso, mentre prima del fischio d'avvio delle partite il pallone è stato disinfettato. Calcio d'inizio anche a Taiwan, dove brilla la stella del calciatore-studente Luan Anderson, 22 anni, brasiliano che frequenta un corso di materie legate al turismo e gioca nello Hang Yuan. Fa gol grazie al proprio credo che lo ha portato a essere adepto dell'Associazione Internazionale Luce del Budda, che lo ha selezionato per un programma d'interscambio culturale fra il suo paese e Taiwan. Visto che sa anche giocare al calcio, ha unito l'utile al dilettevole, dopo aver fatto un corso intensivo di lingua mandarina. Così ora cerca una laurea anche da bomber e punta, finiti gli studi, a proseguire l'avventura in campionati più remunerativi di quello taiwanese. —
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