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Berrettini: «Preferisco aiutare un ospedale piuttosto che un tennista»
IN FLORIDA
Sarebbe dovuto tornare in campo, ma una distorsione alla caviglia gli ha impedito di partecipare a un torneo a West Palm Beach, a due passi da Boca Raton, Florida.
Matteo Berrettini vive lì con la sua fidanzata Ajla Tomljanovic, tennista anche lei, n.56 Wta: «Noi siamo stati fortunati - confida l'azzurro - perché qui in Florida la situazione è meno grave, rispetto New York, e ci siamo potuti anche allenare. L'infortunio non è niente di grave, dispiace ma questo è anche il periodo migliore per avere un acciacco...». Perché il tennis quello vero è fermo, come tutto il resto. «Allenarsi per cosa? Già, difficile per alcuni versi, bisogna essere bravi». L'ultimo ad esprimere dubbi è stato Rafa Nadal, scettico su una ripartenza nel 2020. E il numero 8 del ranking Atp non se la sente di dargli torto: «Stagione finita? Spero di no, ma ho grossi dubbi. Io sono per giocare, ma la cosa fondamentale ora è fermare questo virus e cercare di ripartire con il tennis normale. È la scienza che ce lo deve dire». Difficile con la minaccia del Coronavirus riuscire a garantire la sicurezza: «Il tennis è un circuito internazionale e in ogni torneo ci sono centinaia di giocatori e tecnici di tanti paesi. Certo si potrebbe creare un torneo solo italiano, con tennisti italiani». Come la Serie A di calcio per esempio: «Il campionato italiano si gioca solo in Italia, con giocatori che vivono in Italia e non dovrebbero andare all'estero. Se il calcio si chiude solo in Italia, con l'Italia che sta migliorando e sta bene, con tutte le precauzioni che si possono prendere, spero non ci siano problemi». Si sente costantemente con i colleghi dell'Atp e con il presidente Gaudenzisulle misure per tamponare l'emergenza e ripartire.
Aiuti ai tennisti come proposto da Djokovic (i primi 100 in favore di chi è più in basso in classifica e non fattura) e dubbi su calendario e nuove regole: «Il piano di Nole? Non è una cosa obbligatoria: io preferisco aiutare altrove, come un ospedale, una famiglia in difficoltà, piuttosto che un tennista» spiega il campione romano, che a Djokovic rimprovera la posizione no-vax e non sembra essere entusiasta delle misure anti-Covid del futuro tennis: «Sono regole particolari ma necessaire, anche se non le ho ancora sperimentate perché finora ho giocato solo con Ajla. Certo è qualcosa di parecchio complicato e non so se sia la cosa migliore da fare».
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