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l’intervista 

Il dottor Gori è sicuro: «Ripresa difficile per il rugby»

Niccolò Tempestini
Il dottor Gori mentre soccorre un azzurro
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Il dottor Gori mentre soccorre un azzurro

Il medico dell’Italia fa il punto e prova a fissare l’obiettivo: «Nella migliore delle ipotesi ricominceremo a settembre»

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PRATO. La pandemia da coronavirus e le disposizioni per limitare la sua diffusione hanno costretto il mondo dello sport ad interrompere il proprio calendario di attività lasciando gli sportivi, più o meno amatoriali, con molte domande e poche certezze.

L’inizio della fase 2 ha solo posticipato alcuni quesiti e non ha certo chiarito tempi o condizioni di riavvio. Tra gli sport indicati come più a rischio c’è anche il rugby, sport di collisione e contatto per antonomasia, per il momento tra le discipline con meno possibilità di ripartire a breve. La federazione italiana in concomitanza con l’inizio della fase due ha emesso una nota ufficiale in cui chiarisce che non è al momento prevista una ripartenza dell’attività dal 18 maggio, come invece in calendario per altri sport. Niccolò Gori, trentaquattrenne pratese, è il responsabile medico della nazionale maggiore di rugby italiana, a lui abbiamo chiesto un commento allo stato dei fatti ed una previsione sul riavvio dell’attività. «Adesso è difficile azzardare previsioni – sottolinea – dobbiamo continuare ad osservare le misure di sicurezza indicate ed attendere l’evoluzione della curva di contagio fino a metà giugno prima di poter pensare al presente, ma anche alla prossima stagione», commenta Gori, ex rugbista e attualmente anche medico dei Medicei Firenze in Eccellenza, dei Cavalieri Union Prato Sesto in serie A e del Gispi rugby Prato.

Il dottor Gori sarebbe dovuto partire tra poche settimane per il tour estivo degli azzurri, trasferta ufficialmente ancora in calendario, ma che difficilmente sarà disputata. «Sono in attesa di conferme per l’attività estiva, ma molto probabilmente sarà tutto annullato. La situazione – spiega Gori – richiede responsabilità da parte di ciascuno e lo sport in questo momento deve farsi da parte. Ci sono priorità che una pandemia mondiale evidenzia, la competizione sportiva non è tra queste».

La federazione italiana ha emanato lunedì 4 maggio una nota ufficiale per chiarire le disposizioni per il mondo del rugby, cosa si evince? «Ha voluto specificare che le condizioni per ripartire con allenamenti collettivi, seppure in piccoli gruppi, non è attuabile se non in determinate condizioni ed il rugby adesso non è pronto. Martedì scorso – spiega Gori – ha ripreso l’attività di allenamento il Benetton Treviso, ma è un unicum. Le opportune misure di sicurezza, che le società sono obbligate a garantire, non sono sostenibili per la maggior parte delle squadre, per questo la Fir ha voluto chiarire ed evidenziare con anticipo che non è previsto al momento il riavvio delle attività al 18 maggio».

Non è possibile fare previsioni, ma gli scenari iniziano ad essere a lungo termine, cosa possiamo attenderci? «Dobbiamo continuare a essere rispettosi delle regole ed osservare i comportamenti del virus – prosegue il dottor Gori – ma è difficile prevedere una ripresa della vita regolare prima della scoperta del vaccino. Paradossalmente dobbiamo esser pronti nella migliore delle ipotesi a ripartire a settembre come da prassi, nella peggiore non è da escludere che le attività sportive riprendano nella primavera del 2021».

Una data lontana che significherebbe cancellazione dei calendari sportivi per tutto il 2020. «Dobbiamo fare un importante distinguo – precisa Gori – quando in Italia parliamo di sport ci rivolgiamo alla pratica delle disciplina dai bambini ai master, dagli amatori agli atleti di interesse nazionale e qui i tempi per strutturarsi e garantire le misure anti-contagio sono piuttosto lunghi. Discorso diverso per lo sport professionistico, che in Italia è una categoria di difficile interpretazione, possiamo riferirci così solo ai calciatori per un’identificazione completa del termine, ecco per loro le cose potrebbero avere tempi diversi, ma perché la loro dimensione sportiva è più vicina ad una aziendale».

Il pallone potrebbe riprendere a rotolare, insomma, ma per la palla ovale la sensazione è che servirà un po’ più tempo. —

Niccolò Tempestini
 

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