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PARLA IL FIGLIO DEL DRAKE 

«La rossa perde nei dettagli. Ma ora Leclerc...»

Stefano Mancini
«La rossa perde nei dettagli. Ma ora Leclerc...»

Piero Ferrari: la ripresa? Non faccio previsioni. Schumacher, Lauda e Schekter, i piloti nel cuore della mia famiglia

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C’era una volta la Formula 1: il 13 maggio di 70 anni fa a Silverstone prendeva il via il primo Gran premio del primo mondiale automobilistico. La Ferrari debuttò nella gara successiva ed è l’unica squadra ad aver partecipato a tutte le edizioni del campionato. Piero Ferrari, figlio di Enzo, classe 1945, è uno dei pochi testimoni di quell’epoca pionieristica. «Quand’ero bambino mio padre mi portava a vedere le macchine nel reparto corse - racconta - ma il mio ricordo va al Gp di Monza ’61. Phil Hill vinse e divenne campione, però ci fu una strage. Von Trips uscì di pista alla Parabolica e finì sul pubblico. Morirono lui e 14 spettatori, eppure la gara non venne interrotta. Seppi dell’incidente solo più tardi ascoltando la radio, mentre tornavamo a casa. Cose impensabili oggi».

QUali piloti ha amato di più?

«Sono rimasto in ottimi rapporti con due campioni del mondo: Niki Lauda e Jody Scheckter. Personaggi diversi, intelligenti. Il talento alla guida non era la loro unica dote e così sono diventati imprenditori di successo».

Che rapporto avevano i caratteri forti con suo padre?

«Non facili. Posso testimoniarlo: facevo da interprete e a volte addolcivo la traduzione».

Con Lauda finì male: chi aveva ragione?

«Mio padre stimava molto Niki, ma restò deluso quando lui se ne andò. Non se lo aspettava».

Lauda ha avuto l’onore di Hollywood con il film Rush, la storia dell’incidente e del duello con Hunt perso in Giappone. La ricostruzione dietro le quinte è fedele?

«Il Niki reale era più simpatico del Niki personaggio. Era un pilota molto esigente e pignolo, però sapeva essere ironico lontano dalle piste».

Anche Enzo Ferrari è finito in un film americano, "Le Mans ‘66".

«A parte che mio padre a Le Mans non c’era e che Franco Gozzi (il ds, ndr) viene rappresentato piccolo e pelato mentre era alto e con tantissimi capelli, come film va bene. Non è contro la Ferrari, anche se quell’edizione per la prima volta fu vinta dalla Ford».

Andiamo avanti di qualche anno: Gilles Villeneuve è nel cuore di tutti i ferraristi.

«Puro istinto per la velocità. Prendeva rischi non necessari: un talento un po’ particolare».

Dopo gli anni ’80 e ’90 dominati da McLaren e Williams, a Maranello comincia a vincere un certo Michael Schumacher. Quale fu la svolta?

«Michael era un grandissimo professionista con un eccezionale talento di guida. Voleva sapere ogni dettaglio, era sempre a Maranello. Allora si facevano i test tutto l’anno, il suo apporto fu fondamentale».

Che cosa manca alla Ferrari di oggi?

«Ogni anno ci è mancato qualcosa oppure abbiamo commesso errori. Non abbiamo grandi carenze, ma perdiamo nei dettagli. Un secondo di ritardo a giro è una somma di millesimi lasciati qua e là».

Leclerc è l’uomo della riscossa?

«Me lo auguro. È un bravo ragazzo, molto dedicato, ha già dimostrato un bel talento. Giusto investire su di lui.

Come si può salvare la stagione 2020?

«Questa pandemia va al di là dei disaster movie. Siamo di fronte a qualcosa di talmente nuovo e diverso che non sono capace di fare previsioni». —


 

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