Il presidio
L’uomo che fa sudare Federer «Ritiro? Fosse per lui, a 100 anni»
Stefano Semeraro
C’è chi in quarantena si annoia, chi ridipinge casa. Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo e allenatore di Roger Federer, sfida i campioni di scacchi.
In una simultanea ha pareggiato con Maxime Vachier-Lagrave, il numero 5 del mondo: si sta preparando al Mondiale?
«Non esageriamo. Però gli scacchi mi sono sempre piaciuti. Ho sempre amato ragionare sulle strategie, le cose veloci non fanno per me, non riuscirei mai a fare un videogioco della Formula 1. Quando giocavo mi aiutavano molto a rilassarmi, oggi ho poco tempo, ma seguo il tour e i suoi personaggi».
Con Federer gioca?
«Sì, qualche volta capita».
Che stile ha a scacchi?
«Sempre all’attacco. Gli piace soprattutto mangiare più pezzi possibili».
Roger come sta vivendo il lockdown?
«È in fase di recupero dopo l’operazione al ginocchio, per ora la pausa non ha inciso. I tempi si allungano, sarà pronto per la ripresa».
Per il 2021 possiamo stare tranquilli?
«Non abbiamo parlato di programmazione. Ma lui pensa di giocare fino a 100 anni».
Quando Federer smetterà, a 100 anni, allenerebbe Nadal o Djokovic?
«Al 99 per cento non allenerò nessuno dopo Federer. Se non come consulente attraverso la mia società, con la quale seguo già Coric e altri giovani promettenti. Però mai dire mai nella vita».
Lei è più forte come tennista o come allenatore?
«Non ci ho mai pensato. Da tennista ho dato il massimo. E da coach, prima con Raonic e poi con Federer, credo di aver fatto un buon lavoro. Un pareggio».
Da giocatore ha battuto Federer, Djokovic, Nadal, Agassi, Murray.
«Li facevo giocare male, poi con due o tre ace a game era più facile. Ma loro mi hanno battuto molto di più».
Cosa pensa quando sente dire che i progressi di Federer sono merito suo?
«Che da fuori non puoi giudicare. Alla fine tutti si attaccano ai risultati, a volte neppure un coach capisce perché un giocatore fa una cosa in campo. Con i top-player raramente si interviene sulla tecnica, è un lavoro più profondo, fatto di dettagli. Loro viaggiano già a mille all’ora e tu puoi sperare di incidere in piccola percentuale, ma non c’è grande margine».
Quando si ripartirà?
«Non decidiamo noi o l’Atp, ma i governi che devono dare semaforo verde per gli spostamenti. È il vero problema. Si immagina il Roland Garros senza americani? Sono molto preoccupato. Il tennis sarà uno dei primi sport a riprendere come pratica, ma uno degli ultimi a livello professionistico».
Alla ripresa chi sarà più avvantaggiato?
«C’è chi si è allenato, chi non ha potuto farlo. Un po’ di vantaggio lo do a chi ha più esperienza nel gestire le emozioni, ma gli “anziani” avranno un anno in più. Dopo ogni pausa invernale ci sono grandi novità, figuriamoci dopo quasi un anno. Sì, credo che la ripresa sarà molto interessante». —
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