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La formula Boniek «Polonia in campo tra test e ritiri blindati Le Coppe? Difficile»

Matteo De Santis

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Matteo De Santis

Chiamata dal corso della storia e dalla particolare posizione geografica ad anticipare eventi e cambiamenti epocali, la Polonia si ritrova apripista anche nella corsa del calcio che vuole rimettersi in moto e non restare immobile. «Il Governo ha dato l’ok al protocollo medico che abbiamo preparato per riavviare la Ekstraklasa, la nostra Serie A, nel weekend tra il 29 e il 31 maggio», sospira Zibì Boniek. Quasi un mese di ritiro per 16 squadre e 11 giornate di campionato (88 partite) da giocare ai tempi del coronavirus: la prima prova pratica, fatta eccezione per Bielorussia e Isole Faer Oer, di coesistenza tra il Covid-19 e un finale di stagione competitivo. «Inutile dire che dei rischi quotidiani resteranno lo stesso – precisa il presidente della Federcalcio polacca - anche se stiamo lavorando per diminuirli. Non si può neanche chiudere tutto a chiave, sciogliere squadre, annullare ogni competizione e darsi appuntamento tra due anni. Purtroppo, fino al vaccino, dovremo convivere tutti con il virus e abituarci agli stadi senza pubblico. In Polonia, al riavvio del campionato, la riapertura di tante altre attività sarà già avvenuta».

Boniek, ci spiega la specificità del vostro protocollo?

«È un protocollo molto dispendioso. Prevede dalla prossima settimana ritiri per dei gruppi squadra composti da massimo 50 persone, tutte tenute a indicare giornalmente il proprio stato di salute. Si partirà con allenamenti individuali e atleti distanziati. Dopo un paio di settimane, se i test diranno che non ci sono contagiati, via libera alle sessioni collettive».

In Italia si aspettano ancora cenni dal Governo: che idea si è fatto della situazione in sospeso della Serie A ?

«Dalla Polonia, non potendo prendere un aereo per l’Italia e lavorando giorno e notte per salvare il calcio polacco, non mi sono fatto nessuna idea precisa. Conosco e seguo i fatti vostri, anche grazie ai contatti quotidiani con tanti amici che mi informano e raccontano tutto, ma da lontano è difficile dare consigli o metterci il becco».

E sullo spostamento in agosto delle coppe europee?

«Il vero punto interrogativo, con l’attuale chiusura delle frontiere e la difficoltà negli spostamenti, resta sullo svolgimento di tutta l’attività internazionale. Per le disposizioni attuali, dovendo mettere in quarantena chi arriva dall'estero, in questo momento non potremmo neanche ospitare la finale di Europa League a Danzica. Speriamo che la situazione migliori nei prossimi mesi». —

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