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L’INTERVISTA: FRANCESCO MOLINARI 

«A golf potremmo anche giocare Ma tra viaggi e quarantena, non so»

Daniela Cotto
«A golf potremmo anche giocare Ma tra viaggi e quarantena, non so»

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Daniela Cotto

Il golf è ripartito dagli Stati Uniti. Hanno già riaperto i più prestigiosi circoli in California, Minnesota, Arizona, Florida e Wisconsin, che dovrebbe ospitare dal 25 al 27 settembre la Ryder Cup a Haven. Tiger Woods e Payton Manning affronteranno a «porte chiuse», Phil Mickelson e Tom Brady a fine maggio in un torneo anti-Covid per beneficenza. Ma è presto per dichiarare la fine dell'emergenza. La stella azzurra Francesco Molinari, primo italiano a vincere un Major, l’Open Championship in Scozia nel 2018, invita alla cautela dalla sua casa londinese.

Francesco, dopo la lunga serrata anche in Italia riaprono i circoli di golf. Che ne pensa?

«Mi sembra una scelta razionale, sensata. Le regole della distanza sociale sono perfette per chi gioca a golf per hobby. Così come lo sono per il tennis, altro sport individuale all’aria aperta. È diverso, invece, il discorso per altri sport e per noi professionisti del green. In un torneo ci sono 150 giocatori più i caddy, tanti viaggi e tanta gente...un altro discorso».

Secondo lei come ha reagito il paese durante la pandemia?

«Benissimo. Sono molto orgoglioso del comportamento degli italiani. Sono state rispettate le regole e, dal quel che leggo e sento (i genitori e il fratello Edoardo vivono a Torino), c’è stata molta solidarietà. E ho notato lo stesso atteggiamento, con piacevole stupore, anche a Londra».

Tornando al golf giocato, il Pga Tour vuole iniziare i tornei a giugno. È d’accordo?

«Credo che sia tutto prematuro. Dovremmo partire con il torneo in Texas, poi con la Carolina del Sud e con il Connecticut. Ma personalmente non penso si possa iniziare così presto. I motivi sono tanti. Ad esempio è uscita la notizia che, per chi viaggia, è obbligatorio al rientro stare in quarantena per due settimane. Ma tutto ciò significherà rallentare di nuovo la preparazione. E non ci sono garanzie sui voli».

A proposito di allenamento, continua a praticare in giardino?

«Sì, anche se non mi esalta, diciamo la verità. Ho deciso di puntare sulla preparazione aerobica con la cyclette. Mi sono organizzato una palestra in casa».

È d’accordo su un’edizione della Ryder Cup senza spettatori?

«No. Il bello di questa competizione è la gente, le emozioni. Pensi ai giorni festosi di Parigi quando abbiamo vinto il trofeo contro gli americani. Senza tifo non sarebbe stata la stessa cosa». —

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