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Depressione e sport, i casi sono raddoppiati «Senza stress da gara arrivano noia e apatia»

Depressione e sport, i casi sono raddoppiati «Senza stress da gara arrivano noia e apatia»

Lo psicologo: quello che pesa è la prospettiva dell’inattività La calciatrice fiorentina Linari: la nostra paura è il vuoto

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ROMA

Mancanza di obiettivi, noia, l'incertezza del futuro: l'emergenza coronavirus ha impatto anche sulla psiche delle persone, sportivi compresi. I medici sportivi avevano segnalato il pericolo di ricadute psicosomatiche sin dai primi giorni del lockdown. Ora arriva una ricerca della Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, a certificare i numero del problema: sono raddoppiati i casi di depressione tra i calciatori professionisti, e ad esser maggiormente colpite sono le donne.

In media soffrono di sintomi depressivi oltre il 10% degli atleti. «Facile dire che chi gioca a calcio fa parte di un'elite e il rischio depressione non lo tocca: purtroppo non è così..». Elena Linari, fiorentina, difensore della nazionale e dell'Atletico Madrid, non si stupisce alla denuncia del sindacato mondiale giocatori professionisti. «Fortunatamente, io non ho mai affrontato una situazione del genere - racconta l'azzurra - ma con le mia compagne parliamo spesso, la nostra paura è il dopo, quando tutto sarà finito, quando ci sarà il vuoto: che facciamo? Chi siamo? In questo sono, siamo un'eccezione: non abbiamo mai affrontato il mondo del lavoro, dobbiamo reinventarci. E per una donna che punta tutto sul calcio senza quei guadagni che ti garantiscono il futuro, quel vuoto può essere più pesante...». Così, dice Linari, «capisco come per qualche calciatore o calciatrice questa lunga e improvvisa assenza dal campo possa rappresentare un'anticipo di quel vuoto che ci fa paura».

Per il professor Giuseppe Vercelli, docente di psicologia presso la Scuola universitaria interfacoltà in Scienze motorie dell'Università di Torino e psicologo sportivo della Juventus e del Coni, i motivi della depressione «sono principalmente due: la mancanza di obiettivi, anche la prospettiva di mancanza di obiettivi. Alcuni sport potrebbero fermarsi veramente per tanto tempo, e questo fa si che la persona vada in uno stato di noia. Gli sportivi sono individui abituati a vivere una condizione di stress che li rende attivi, sviluppa caratteristiche, competenze, mentre la noia è la situazione più devastante. L'altro problema è che lo sportivo si trova in una incapacità di ridefinire gli obiettivi perché è abituato a fare mentre stando fermo a casa deve cominciare ad utilizzare una dimensione mentale che non è più così organizzata come quella che ha vissuto fino al momento del lockdown». Vercelli sottolinea che «vincerà, chi in questo momento sa immaginare meglio degli altri e riuscirà a mettersi nella condizione di immaginare quello che tanto desidera». Calciatrici più depresse dei colleghi uomini? «In questo momento siamo tutti uomini e donne nello stesso modo - dice - Chiaramente le calciatrici non hanno la disponibilità di spazio che hanno i colleghi uomini. Un calciatore di prima squadra di serie A è chiaro che dispone di spazi dove vivere molto anche lussuosi mentre le ragazze hanno degli appartamenti improvvisati e lo spazio vitale è chiaramente limitato. Ma non credo che ci sia una grande differenza per altri motivi». Il sondaggio FifPro ha coinvolto circa 1.600 atleti di diversi paesi, dall'Europa agli Usa. Secondo i risultati, «il 22% delle donne e il 13% degli uomini ha riportato sintomi compatibili con la diagnosi di depressione». Uno stato di "ansia generalizzata" è stato segnalato dal 18% delle giocatrici e dal 16% dei giocatori intervistati. —

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