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Bazooka Cheli non spara più: «Addio volley, è stato bello»

Elisa Pacini
Giulia Cheli
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Giulia Cheli

Un post notturno per dire basta, ora l’alfiere del Blu Quarrata si racconta «In questi giorni strani ho capito che la pallavolo non mi stava mancando»

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QUARRATA. «I poeti scrivono di notte, quando il tempo non urge su di loro» scriveva la mamma della poesia italiana, Alda Merini. E in una notte di quarantena con un lungo post sui social, che al risveglio ha preso di sorpresa tutti, dai suoi familiari, alle compagne di squadra, alla sua società, Giulia Cheli ha deciso di salutare la pallavolo.

Un saluto particolare, intenso e «deciso come non lo sono stata mai anche se – dice la “zarina” del Blu Volley Quarrata – poi la mattina col telefono che squillava e il diesse che mi cercava, ho pensato che prima forse avrei dovuto parlare con loro. Ma scrivendo quel post dopo mezzanotte, mi sono sentita libera».

A trent'anni da poco compiuti, Giulia "Bazooka” Cheli come la chiama lo speaker del PalaMelo, di colpi proibiti oltre la rete avrebbe potuto spararne tanti altri alter ego della Serie B dello zar indiscusso della pallavolo italiana, il capitano azzurro Ivan Zaytzev. Anche lei statuaria, anche lei biondissima e con gli occhi chiari, anche lei devastante in attacco, abbonata ai trentelli. Ma l'aurea della stellina di provincia, per la schiacciatrice aglianese si è sempre spenta con la fine della partita. Tornando ad essere la ragazza riservata, ma non timida («sono di quelle che parla anche con i muri») che ha preferito l'uscita di scena senza clamore. In un campionato sospeso, senza feste, né passerelle. «Non mi piace stare al centro dell'attenzione – dice l'attaccante delle ultime tre stagioni di B1 del Blu – con chi mi sta vicino, qualcosa a suo tempo si farà. Ma comunque dopo quel post, sono stata un giorno e mezzo a rispondere ai messaggi. Non pensavo di riceverne così tanti e così belli. Il più inaspettato? Quello del terzo allenatore del San Michele Firenze con cui sfiorammo l'A2, non lo vedo da una vita e mi ha scritto che secondo lui potevo arrivare anche più in alto. Il più commovente? Quello del mio capitano al Blu, la mia amica Ilaria Degl'Innocenti».

E la società come l'ha presa? «Avevano capito che facevo sul serio – dice Cheli – anche perché ci pensavo anche lo scorso anno. Ma sono una che si fa condizionare, parlando con mister e compagne avevo deciso di andare avanti. Durante l'anno ero tranquilla, ci stavamo pure riprendendo e penso che ci saremmo giocate la salvezza. Ma in questi giorni strani, mi sono convinta che era finita perché la pallavolo non mi mancava. E quando c'è stato lo stop ufficiale ai campionati, ho sentito come se non ci fosse più bisogno di me. Potevo fare la mia scelta. Il direttore sportivo non ha insistito molto anche perché ora nessuno può dare molte garanzie agli atleti».

L'arrivo a Quarrata nel 2017 ha riavvicinato Giulia Cheli a casa dopo anni da gitana sotto rete, per la gioia dei suoi piccoli tifosi. Quei bambini a cui la maestra Giulia, vuole dedicarsi al 100% d'ora in avanti. «Non credo di rimanere nella pallavolo – sostiene – sicuramente andrò a sostenere il Blu Volley da tifosa, lì mi sono sentita a casa e sono legata a tutti. Voglio dare il 100% ai bambini a scuola, aiutare chi ha bisogno di un'attenzione speciale perché è un bimbo speciale. Sono laureata in Scienze della formazione, finalmente potrò andare a tutti quei corsi e convegni il sabato ero costretta a saltare».

Numeri record, campionati vinti: Giulia ripercorre le tante soddisfazioni della sua carriera senza nascondere una punta di rammarico. «Tutti mi hanno sempre detto che potevo ambire almeno alla A2 – chiude – poi nei fatti non mi hanno aiutato a mettermi alla prova in una categoria importante che anche a livello economico poteva darmi una stabilità che non ho. Ho saputo dopo anni che ero stata richiesta altrove, che mi volevano in Veneto, fin da ragazzina, dove la pallavolo ha un altro peso. Un po' ci penso, ma penso anche a tutte le soddisfazioni che la pallavolo mi ha dato. Fin da quel Trofeo delle Regioni, ragazzina nel 2005, dove con la Toscana arrivammo quarte dopo anni in cui non era mai nemmeno nelle prime 10. Poi la promozione in B1 nel 2013 con l'Ambra Cavallini Santa Croce, i playoff fino alla semifinale per l'A2 col San Michele Firenze e la salvezza al primo anno con il Blu. Un'annata che a livello sportivo e di rapporti umani porterò sempre nel cuore».

Cuore letteralmente infranto è quello della sua prima tifosa. «E’ già, alla mamma Paola ho dato un bel colpo, lo so» conclude sorridendo. —
 

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