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Lotito: un Albertone alla Marchese del Grillo, un po’ dottor Tersilli e pure Nando Moriconi
Fenomenologia del dirigente più strabordante del calcio italiano
IL RITRATTO
STEFANO TAMBURINI
Claudio Lotito è un po’ quel che sembra e un po’ quel che è. Spesso quel che sembra prende il posto di quel che è in una recita perenne che si intreccia con le vicende delle sue aziende, della sua Lazio e dell’Italico Pallone. Lotito spesso non lo vedi e sembra che sia ovunque, invadente ed eccessivo come più personaggi di Alberto Sordi in un colpo solo. Un po’ Marchese del Grillo («Io so io e voi nun siete un cazzo»), un po’ versione furba di Nando Moriconi (quello di Un americano a Roma) e un po’ Dottor Guido Tersilli medico della mutua pronto a spiegare come si tratta il coronavirus, smanioso di chiamare in anticipo i giocatori della Lazio a Formello per fregare gli altri. Al punto che il presidente della Juventus Andrea Agnelli, in una tormentata videoriunione, lo deve stoppare con un «Ah, ora sei pure virologo!».
Lotito incassa e guarda oltre, sa essere avvolgente, ossessivo. E quando la vede brutta la butta in caciara («Con me pensavano d’aver preso la vacca per le zinne ma hanno preso un toro per le palle»), come appena avvenuto con il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza, che ha osato dire che non darebbe il via libera alla ripresa dell’attività. E a Rezza ha mandato a dire «pensi a trovare il vaccino».
Lotito, purtroppo per lui, si definisce con i fatti ma anche la credibilità complessiva non è tanto più alta. Prendete le posizioni dei presidenti sull’opportunità di una possibile ripresa della Serie A. Quelli che sono per l’azzeramento, non casualmente, sono quelli che più hanno da rimetterci. E chi preme invece ha da guadagnarci. Lo scenario ben si inquadra nella fenomenologia di Lotito, il presidente più ingombrante in un mondo che ha prodotto debiti e disastri. L’ultimo show è utile per capire meglio chi sia e da dove venga, con i suoi quattro cellulari, specchio di una realtà multipla e sospesa tra sfoggio del latinorum e cafonate senza pari.
I soldi li ha fatti con gli appalti pubblici delle sue imprese di pulizie. Quanti non si sa ma ne fa vedere pochi e per questo i suoi tifosi lo chiamano “Lotirchio”. Gli incidenti di percorso sembrano non scalfirlo, neanche quando (1992) scattano le manette per via di appalti poco chiari. La fa franca e anche dalla Calciopoli di Luciano Moggi esce solo ammaccato. Viene condannato anche nel processo penale (18 mesi) ma lo salva la prescrizione, così come avviene per una brutta accusa di aggiotaggio. Poi ci sono inchieste per false fatturazioni e per multe mai pagate per corse a 200 all’ora sulla Napoli-Roma, nei viaggi per Salerno, dove è il poco amato coproprietario della società granata che vivacchia in Serie B.
In certi momenti è anche l’uomo che dà le carte per il potere. Stringe legami con gli allora potentissimi uomini di Infront, quelli dei soldi dei diritti tv, per far capire che se gli sei amico può darti una mano. Per un po’ è anche vicepresidente federale con tanto di ostentazione della tuta della Nazionale, dopo aver fatto eleggere il re travicello Carlo Tavecchio, in carica fra il 2014 e il novembre 2017. Quando cade Tavecchio tenta di far scegliere un altro numero 1 gradito, arrivando a inseguire amici e rivali nei bagni a lato della sala riunioni. Ma il patto della prostata fallisce e si deve adattare al commissariamento per poi riprendere a brigare sia in Federazione sia in Lega fra supercazzole («Io sono io, sono un avulso») e frasi lapidarie («Mi credevano una meteora, invece sono sempre qua»).
Nel frattempo c’è il fronte ultrà fasciorazzisti. Li combatte, questo gli va riconosciuto, ma lascia anche pertugi pericolosi, come quando apre la curva opposta per ospitare i tifosi di quella squalificata. Spuntano adesivi con Anna Frank in giallorosso e al doveroso moto di indignazione collettiva replica con un «Annamo affà ’sta sceneggiata» a proposito della visita riparatoria alla sinagoga. Certo, poi – unico fra i presidenti di A – dopo una supermulta ricevuta dalla Uefa chiede i danni ai tifosi dei cori razzisti che, individuati dalle telecamere, con una mano sorreggono svastiche e con l’altra fanno il saluto fascista.
Fa anche mobbing con qualche giocatore che vuole andarsene e perde cause pesanti. Intanto, grazie a una generosa leggina che gli permette di ripartire in 23 anni il pesante debito con l’Erario della precedente gestione e a una linea di comando agile, vince qualche coppa e ora sogna i soldi dello scudetto. Perché lui, in fondo, è così: se sente l’odore dei soldi diventa un caterpillar. Si candida anche a salvare Alitalia dopo aver tentato senza successo con Forza Italia l’avventura alle Politiche 2018.
Difficile comprendere fino in fondo dove possa arrivare. Di sicuro il peso conquistato da uno come lui aiuta a comprendere cosa sia diventato l’Italico Pallone. —
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