Il Tirreno

Sport

basket serie a 

Carrea: «Dispiace non aver potuto fare un’ultima gara»

Elisa Pacini
Coach Michele Carrea
◗
Coach Michele Carrea

Il coach dell’OriOra fa il bilancio della sua prima esperienza nel massimo torneo «La vittoria più bella? Contro Venezia. Il momento più brutto? Il ko con la Roma»

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Tra i tanti finali che Michele Carrea poteva aver sognato o temuto per il suo primo anno da coach in serie A1, quello “sospeso” sicuramente non c’era. E nonostante fior di poeti, filosofi e pensatori abbiano nel corso dei secoli metaforicamente esaltato il viaggio non come meta da raggiungere, ma come percorso umano da fare, il rammarico per veder interrotta sul più bello la crescita della sua sbarazzina OriOra c’è. Ma lo stop ufficiale della Legabasket causa coronavirus, non cancella il bel viaggio del gruppo biancorosso. «Non aver salutato i ragazzi e il pubblico è la cosa che mi dispiace di più– commenta Carrea– anche se razionalmente lo ritenevo l’unica soluzione possibile in questo momento, non pensavo che questo finale mi lasciasse dentro una sorta di tristezza. Dispiace non aver fatto un’ultima gara, non aver tirato una riga sulla stagione come fanno gli allenatori con ogni giocatore alla fine, non aver salutato i tifosi con l’orgoglio di un risultato acquisito». In questo strano bilancio di un campionato probabilmente senza vinti, né vincitori (anche se il dibattito sui verdetti è in corso), l’ottovolante di emozioni che la sua giovane OriOra ha percorso è tutto lì davanti ai suoi occhi. Dall’inizio shock, alla liberazione di adrenalina dopo averlo superato, infilando sei vittorie sulle ultime nove gare casalinghe. «Avevamo due obiettivi– dice Carrea– far tornare la gente a divertirsi e in casa le partite sono sempre state godibili e lottare per la salvezza. Nessuno può negare che eravamo ampiamente in corsa. Il momento più brutto? La gara in casa con Roma (quarta di andata, ndr). Restare in piedi è stato complesso ma ci siamo riusciti senza sbattere sul bisogno della “vittoria” mancante ma continuando a pensare che prima bisognava risolvere i problemi. Sambugaro è stato fondamentale in quel momento. La gara più bella? Andando oltre il risultato, dico il successo su Venezia, nettamente la nostra miglior partita». Pur in un campionato tranciato, Carrea ha imparato molto nel suo anno da matricola. «Salumu e Petteway– continua– arrivati con l’etichetta addosso di coloro che avrebbero affossato la squadra, perché uno è considerato caratterialmente complicato e l’altro timido, hanno dimostrato di poter tenere le sorti di un attacco in A1. A me di costruirmi le idee sui giocatori sul mio vissuto e non sulla “cartolina” che spesso ci arriva da fuori». Guardare avanti è tanto necessario quanto difficile. «Il futuro è la cosa che mi manca di più – dice Carrea, legato al Pistoia Basket un altro anno– è il passo che la politica deve consentirci di fare in primis per capire come si potrà tornare ad allenarsi e giocare e poi per capire quale possibile investimento può fare il club e la Legabasket. Ora ci sono solo i desideri e spero che la situazione si muova per consentirci di programmare. Quando accadrà spero di poter in questa città, con questo club, con questa gente tornare in campo per rilanciare la sfida che stavamo portando avanti insieme». —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera