Il presidio
E alla fine il Mugello si arrese Slitta il Gp, è caos-Mondiale
Poli, patron del circuito toscano: «Ci abbiamo sperato, ma l’allarme è troppo alto» Nei guai anche la Formula 1, trema anche il Canada: difficile iniziare a metà giugno
ROMA
L'accensione dei motori per Formula 1 e MotoGp si allontana sempre più più con il passare delle settimane ed il salvataggio delle rispettive stagioni si complica ad ogni gara cancellata o rinviata a data da destinarsi.
Ieri sono stati posticipati ufficialmente due gran premi in un sol colpo: quello d'Italia in programma al Mugello il 31 maggio e quello di Catalunya, previsto il 7 giugno a Barcellona, una delle zone della Spagna più flagellate dal coronavirus. «Le nuove date saranno stabilite non appena possibile, così come per Francia e Spagna» hanno fatto sapere FIM, IRTA e Dorna Sports, che gestisce il motomondiale. Calendario alla mano la prima opportunità per la partenza della MotoGp è slittata al 21 giugno, in Germania, circuito del Sachsenring. Il ceo di Dorna, Carmelo Ezpeleta, si è spinto fino ad ammettere che l'intera stagione è a rischio. Da regolamento si devono disputare almeno 13 gare ma, data l'eccezionalità della situazione, ne potrebbero bastare una decina. Sarebbe già un successo, considerati anche i problemi logistici dovuti al blocco del traffico aereo. «Abbiamo sperato fino a oggi, fino all'ultimo che la terribile situazione emergenziale in cui ci siamo ritrovati potesse essere risolta velocemente. Purtroppo così non è stato: in queste ultime settimane l'emergenza sanitaria si è intensificata tanto da costringerci, nostro malgrado, a posticipare a data da destinarsi il Gp d'Italia di motociclismo previsto il 31 maggio - spiega Paolo Poli, ceo dell'autodromo del Mugello - la nostra primaria attenzione è rivolta adesso ai nostri spettatori, agli appassionati, ai team e allo staff di professionisti che, ad ogni livello, garantisce da sempre il più alto standard organizzativo. Tutti in questo momento siamo sottoposti a una prova durissima». Se la passa anche peggio la Formula 1. Il circus delle monoposto ha costi di gestione enormi e senza i soldi degli organizzatori, dei diritti televisivi e degli sponsor, sta rapidamente prosciugando le risorse accantonate nel 2019. Finora si sono perse per strada le prime otto gare, con Australia e Montecarlo cancellati definitivamente. Prima tappa superstite il Canada (14 giugno), ma Daniel Ricciardo, guida della Renault, si è detto scettico sul via a Montreal.
E Chase Carey, ceo di Liberty Media - la società proprietaria dei diritti sulla F1 - ha anticipato che c'è "alta probabilità" di ulteriori rinvii. Al momento l'obiettivo è disputare tra 15 e 18 gare. Tre scuderie (McLaren, Willliams e Racing Point) hanno annunciato riduzioni del personale e tagli agli stipendi dei piloti. Anche Liberty ha messo in cassa integrazione circa metà del suo personale, mentre per i manager arriva un taglio del 20%. —
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