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Il ds Dolci e l’eventuale ripresa della Pistoiese «Mi sembra difficile che si torni in campo»

Alessandro Benigni
Al centro il ds della Pistoiese Giovanni Dolci fra il presidente Ferrari e lo sponsor Vannucci
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Al centro il ds della Pistoiese Giovanni Dolci fra il presidente Ferrari e lo sponsor Vannucci

Il dirigente però pensa già al futuro della truppa arancione: dall’ipotesi Serie C Elite alla voglia di dare continuità al progetto

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PISTOIA. «Mi manca tutto del nostro mondo, ma soprattutto sono in astinenza dalla tensione della domenica, dallo stress del pre-partita e da tutti i momenti rituali che precedono il calcio d'inizio». Giovanni Dolci sorride con aria serena, ma sotto sotto è un leone in gabbia che non vede l'ora di poter tornare alla normalità.

E così il direttore sportivo della Pistoiese, dal suo temporaneo "buen retiro" di Marina di Carrara, ha accettato di buon grado l'invito al "Salotto di Pistoia Sport" per parlare di calcio, nonché di quella "Olandesina" che ha già imparato ad amare dal suo arrivo a Pistoia nell'estate scorsa.

Direttore, domanda obbligata: la Serie C ripartirà?

«Personalmente, in questo momento, mi sembra difficile che si possa tornare in campo. Possiamo solo aspettare».

Si profila un momento difficile anche dal punto di vista economico.

«È chiaro che i club di Serie C abbiano bisogno di un aiuto. Per esempio, sgravi fiscali e possibilità di poter accedere agli ammortizzatori sociali».

Nell'attesa, guardiamo al futuro. Gravina ha proposto una Serie C Elite da 20 squadre. Che ne pensa?

«Che una riforma dei campionati, di cui si parla da tempo, sia necessaria. Ancor più dopo il coronavirus. E per quanto riguarda la Pistoiese, credo che in un'eventuale Serie C d'Elite potrebbe starci: è una società sana e con i conti in ordine, un club storico e blasonato in cui i giocatori vengono volentieri».

Non per niente, ha sempre detto che l'approdo in arancione non è stato un passo indietro nella sua carriera.

«Assolutamente. È stata la tappa giusta al momento giusto, ho sempre voluto fare un'esperienza a Pistoia perché sono dell'idea che qui ci siano le condizioni per fare calcio in una certa maniera».

Facciamo un passo indietro: com'è nata la Pistoiese attuale?

«La strategia del club era ed è chiara: far crescere i giovani. Quest'estate abbiamo avuto quale difficoltà con il cambio di regolamento, perché costruire una rosa ex-novo con solo 6 prestiti non è facile. Abbiamo deciso di rischiare, aspettando fino all'ultimo alcuni under importanti invece che prendere subito qualcuno un po' meno forte. E così alla fine sono arrivati i vari Ferrarini, Cappellini, Bordin e Stjiepovic».

E la scelta di Pancaro?

«Lo incontrai sugli spalti delle finali Primavera e mi fece una buonissima impressione. Successivamente abbiamo avuto molti colloqui: lui mi ha dato l'idea di volere fortemente allenare la Pistoiese, io volevo cominciare un nuovo percorso con un allenatore con cui non avevo mai lavorato. E così è stato».

La miglior partita di questa stagione?

«Ne cito due: la vittoria esterna contro la Juve B e la sconfitta interna contro il Monza. Questo per dire che spesso bisogna andare oltre al risultato del campo nelle nostre valutazioni».

Il campionato si è interrotto con la Pistoiese 11ª.

«Eravamo in linea con le aspettative iniziali, con un po' di rammarico per i tanti infortuni nel reparto offensivo che ci avevano limitato. Non so se avremmo raggiunto i playoff, ma di sicuro in quel caso avremmo dato fastidio a chiunque perché siamo una squadra solida con un gruppo sano».

Stagione 2020/21. Da dove riparte la Pistoiese?

«Ipotizzando che io sia sempre al mio posto, credo che dare continuità aiuti molto. L'idea dunque sarebbe quella di ripartire da un congruo numero di calciatori della rosa attuale, per non perdere mesi di lavoro alla ripartenza».

Nei giorni scorsi sul Tirreno tessevamo le lodi dell'asse Pisseri-Camilleri-Valiani-Gucci.

«Si è rivelata senza dubbio una spina dorsale importante. Camilleri e Valiani hanno già il contratto per il prossimo anno, con Pisseri e Gucci ci parleremo sicuramente. Ma non solo con loro: ci sono tanti altri giocatori funzionali al sistema che potrebbero restare». —
 

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