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L'economista: «Il calcio ci rimette 200 milioni, ma è colpa sua e vi spiego perché»

Alessandro Guerrieri
L'economista: «Il calcio ci rimette 200 milioni, ma è colpa sua e vi spiego perché»

L’economista sportivo Vulpis: l’esposizione finanziaria delle società è tale che questa crisi ha messo tutti in ginocchio

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«Il problema del calcio italiano è che è arrivato decotto all'appuntamento con l'emergenza Coronavirus». Non non usa mezzi termini Marcel Vulpis, il direttore di “Sport economy”, la prestigiosa agenzia market leader nell’informazione applicata all’economia e politica dello sport.

A quanto ammonta il danno causato al movimento dall'emergenza Coronavirus?

«Al riguardo è eloquente lo studio di Deloitte; qualora si riprenda a giocare i mancati introiti sono quantificabili in circa 200 milioni di euro, che si amplificano fino a 720 milioni nel caso la stagione venga dichiarata conclusa».

Riguardo ai diritti TV come è la situazione ?

«Beh, a prescindere da quanto i contratti siano blindati o meno, il conto dell'eventuale danno è presto fatto: mancano 12 giornate al termine del campionato, se non si torna a giocare il mancato introito è proporzionale ai contratti in essere, e vale per il 30 % dei 943 milioni garantiti. Del resto manca la prestazione contrattuale, il cosiddetto sinallagma, e ciò può spingere Sky e Dazn a non pagare. E poco sposta se i contratti siano blindati, in caso di ricorso al tribunale diventa difficile pensare di trovare un giudice che dia ragione alla Lega. Ed anche se così fosse, sarebbe una decisione che si rifletterebbe sulla trattativa per il prossimo rinnovo dei diritti tv, con offerte ovviamente al ribasso da parte delle pay tv».

In generale, come è la situazione del nostro calcio? «L'esposizione finanziaria, verso banche e fornitori, è talmente elevata che basta poco per mettere in ginocchio il nostro movimento , lo dimostra la situazione attuale. L'errore è stato arrivare ad una situazione del genere. Faccio un esempio legato alla tragica situazione sanitaria attuale; in Italia avevamo 5200 posti in terapia intensiva, in Germania ne hanno 25000, ovvio che i tedeschi affrontino meglio l'emergenza».

In una situazione del genere, possono aiutare i tagli degli ingaggi?

«La riduzione degli stipendi rientra nell'etica e nella logica delle cose; anche perchè, ed i calciatori ed i loro agenti lo sanno benissimo, se il giocattolo si rompe le conseguenze le pagano tutti. Questo è l'unico aspetto positivo della questione, e mi trova assolutamente d'accordo».

Sul fatto che i presidenti chiedano aiuto allo Stato che ne pensa ?

«Non concordo per niente che i presidenti chiedano soldi allo Stato, soprattutto in una situazione dove mancano i dispositivi di protezione per i medici. Con che faccia si pensa di fare una cosa del genere? I presidenti più che chiedere soldi all'esecutivo dovrebbero mettere mano al portafoglio; sono imprenditori ? E allora tocca a loro gestire il rischio d'impresa. Forse se ai tempi delle vacche grasse si fosse pensato a risparmiare anziché spendere più di quello che si incassava – basti pensare al giro d'affari dell'ultimo calciomercato, un miliardo e cento milioni di euro – ora la situazione non sarebbe così critica. E se adesso qualche società non riesce ad andare avanti, pazienza, del resto sono anni che vado dicendo che il numero delle società professionistiche è sovradimensionato rispetto a quanto il calcio italiano si può permettere». —
 

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