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Come mi manca il rumore del pallone. Il basket riparte? Fidiamoci di chi decide

Giuseppe Pisano
Come mi manca il rumore del pallone. Il basket riparte? Fidiamoci di chi decide

Il coach livornese allena Udine, formazione di serie A2 

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Coach Alessandro Ramagli festeggia il suo 56° compleanno, senza dubbio è il più strano di sempre. Ramagli, livornese purosangue e oggi tecnico di Udine in A2, è il classico “animale da palestra”, uno che si ciba quotidianamente di pane e basket, e non poter allenare la sua squadra sul parquet lo fa sentire un leone in gabbia.

Coach Ramagli, dove sta trascorrendo l’isolamento?

«Sono a Livorno con moglie e figli da una decina di giorni. Sono rimasto solo a Udine per un mese, poi dopo la comunicazione della sospensione dell’attività sono rientrato a casa, sfruttando gli ultimi giorni in cui si poteva fare».

Un mese di solitudine ha pesato?

«Sì, ma più che la solitudine, a cui sono abituato da ormai vent’anni, hanno pesato molto lo stop e l’incertezza sui tempi di recupero dell’attività. Lo è tuttora, per uno come me che vive in palestra tutti i giorni».

Quanto basket c’è nel suo momento attuale tra le mura domestiche?

«Il cento per cento Mi sento spesso in chat con i colleghi, il mio staff e i miei giocatori, scambio anche due parole con allenatori che non sento molto durante l’anno.

Però è un basket diverso, non ci sono la palestra e i palloni che rimbalzano, purtroppo».

Ci crede a una ripartenza del campionato?

«Domanda difficile. Bisogna avere grande fiducia in coloro che prendono le decisioni, hanno tutti gli strumenti in mano. Mi rimetto con deferenza e fiducia a quelle che saranno le loro scelte».

Secondo lei ha ancora senso parlare di ripartenza del campionato mentre c’è un’emergenza sanitaria così devastante in corso?

«Io ritengo che il miglior modo di uscire da questa situazione sia uno solo, cioè che ognuno faccia il proprio mestiere.

C’è il massimo rispetto per chi soffre e per chi è chiamato ad alleviarne le sofferenze: questi vanno considerati i “campioni del mondo”. Però è stupido pensare che gli altri debbano restarsene con le mani in mano. Coloro che oggi sono deputati a decidere, lo devono fare 24 ore su 24 e non va considerata una mancanza di rispetto.

Ognuno resti e decida nel proprio ambito di competenza».

A suo avviso come cambieranno le nostre abitudini di vita dopo la pandemia?

«Sono convinto che cambieranno molto. Soprattutto nel medio periodo i controlli sanitari saranno preponderanti nelle nostre vite, dobbiamo abituarci. Senza contare tutte le implicazioni economiche e giuslavoristiche».

Coach, quale sarà la prima cosa che farà quando potremo uscire liberamente di casa?

«Andare a bere un caffè al bar. Credetemi, quello sarà il caffè più buono della mia vita». —


 

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