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L’INTERVISTA/2: IL PUGILE 

Russo: ho 38 anni, a Tokyo in qualche modo arriverò Ma che sfortuna a Londra

Stefano Semeraro
Russo: ho 38 anni, a Tokyo in qualche modo arriverò Ma che sfortuna a Londra

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Dal torneo di qualificazione olimpica di Londra Clemente Russo è uscito con l’amaro in bocca per non aver potuto combattere e con la preoccupazione per il contagio da coronavirus: due pugili turchi e il loro allenatore sono risultati positivi.

Russo, il torneo è stato sospeso: non era meglio non farlo proprio iniziare?

«Sì, come è successo per tutti gli altri sport. Io addirittura ero andato a Londra il 3 marzo, in anticipo perché c’era la possibilità che bloccassero i voli. Chi voleva venirci a vedere si è sentito dire che doveva osservare due settimane di quarantena».

E a Londra non ha neppure combattuto…

«Sono stato tre volte sfortunato. Eravamo 18 pesi massimi iscritti, di cui 14 sono passati per sorteggio agli ottavi. Solo 4 dovevano combattere per completare il quadro. Avrei potuto benissimo essere fra i 14 e combattere dopo tre giorni, invece sono stato sorteggiato fra i 4. Seconda iella: l’indigestione che mi ha bloccato. Terza: il torneo è stato sospeso e quindi i combattimenti non sono stati recuperati. Quando si riprenderà, lo si farà dagli ottavi: io non ci sarò e non per colpa di una sconfitta. Insomma, è come se io a Londra non ci fossi andato».

Non proprio: è in quarantena.

«Il quarto brutto colpo. Le competizioni nel Regno Unito erano sospese, tranne il torneo di pugilato. Ma le dico la verità: io volevo combattere».

Non temeva il contagio? Nella boxe è matematico.

«Ero super in forma. Prima di partire mi dicevo: per fortuna si gareggia. Gli atleti sono così: siamo guerrieri. Quando sei nell’arena combatti e basta, coronavirus o no. L’obiettivo è la qualificazione, al resto non pensi».

La commissione boxe del Cio ieri ha addossato la colpa del contagio agli allenamenti nei paesi d’origine.

«Non faccio polemica. Dico solo che mi auguro che il torneo di Londra venga annullato e si ricominci daccapo, così avrò due chance di qualificarmi, a Londra e a Parigi».

Giusto spostare le Olimpiadi al 2021?

«Sì, la salute viene prima di tutto. Anche se il rinvio mi sta stretto, perché mi sentivo al meglio. Ho quasi 38 anni, l’anno prossimo saranno 39, non sono un ragazzino, ma non mi do per vinto. Io e i veterani come la Pellegrini, la Cagnotto, Montano, possiamo ancora dare molto. Vincere medaglie. Ai giovani daremo il vantaggio di un anno di esperienza in più».

Come vive la pausa?

«Per ora c’è poco da fare. Bisognerà riprogrammare in base alle date dei tornei di qualificazione, quando verranno annunciate. Devo rispettare le due settimane di quarantena, quindi le mie giornate passano fra il letto e l’allenamento. Rigorosamente a casa». —



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