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Bach, una musica triste «Rinviare i Giochi? È come uccidere i sogni»
Il numero uno del Cio: non possiamo tradire 11mila atleti Ma dagli Usa al Brasile cresce il fronte del rinvio al 2021
LOSANNA
Rappresentano il punto più alto della carriera di ogni atleta, l'obiettivo a cui ogni campione guarda. Il sogno. Ma anche l'impegno di una città, di un Paese intero che da anni aspetta questo momento e non vuole nemmeno pensare che il 24 luglio quel braciere non si accenderà. Per questo e molto altro Thomas Bach da giorni, da quando l'emergenza coronavirus ha stretto in una morsa di paura e messo il mondo in quarantena, sport compreso, ribadisce che ipotizzare un rinvio adesso non sarebbe giusto. Stavolta è andato oltre il presidente del comitato olimpico internazionale: «L'annullamento di Tokyo 2020 distruggerebbe il sogno olimpico di 11.000 atleti, di 206 e comitati olimpici nazionali e della squadra di rifugiati del Cio. Sarebbe la soluzione meno giusta», ha sottolineato Bach ribadendo che la pandemia che stiamo vivendo è una situazione eccezionale «per la quale non esistono soluzioni ideali. Non si possono posticipare le Olimpiadi come una partita di calcio del prossimo sabato».
Il problema è grosso, e al momento nessuno scenario è escluso: su questo, nel dibattito che si arricchisce ogni giorno di posizioni, è stato chiaro anche il presidente del Coni, nonché membro Cio, Giovanni Malagò: «Ad oggi nulla è sa escludere: abbiamo dato mandato a Bach per dare risposte» sulla possibilità che le Olimpiadi slittino di un mese, un anno.
«Ognuno dice la sua - sottolinea Malagò - Ma ci sono solo due soggetti che devono prendere questa decisione: il Cio, quindi Bach, e il governo giapponese con il primo ministro Abe. Giochi senza atleti, giornalisti, pubblico, non si possono fare. Ma non si possono fare neanche senza tv e multinazionali che hanno pagato tantissimo per i diritti con contratti pluriennali che scadono nel corso dell'anno». Prudente pure il numero 1 di Parigi 2024, Tony Estanguet: «Troppo presto per decidere, priorità è la salute: pieno supporto a Bach mettendo le cose in prospettiva». Ma crescono, insieme ai numeri disarmanti del contagio, i dubbi anche di quelli per i quali i Giochi sono il sogno di una vita. Il fronte del no è attivo soprattutto in America, dove, nonostante il comitato olimpico nazionale sia schierato a favore delle scelte del Cio, le federazioni spingono per rivedere le date. Dopo il nuoto lo fa anche l'atletica a stelle e strisce. In Brasile a scendere in campo è lo stesso comitato olimpico:«La pandemia si sta aggravando e per gli atleti diventa sempre più difficile allenarsi e mantenersi sui migliori livelli competitivi. In tutto il mondo c'è la paralisi e non si può andare avanti". Anche la Spagna, che sta pagando un prezzo altissimo per il coronavirus, si era detta più propensa a rivedere le date. Ma le perplessità aumentano anche tra gli stessi giapponesi: un membro del comitato olimpico nipponico, Kaori Yamaguchi, si chiede «chi di noi possa essere contento di ospitare le Olimpiadi in luglio mentre stiamo attraversando una criticità talmente ampia». —
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