Mezza serie A blocca gli stipendi di marzo? Ora il rischio diventa la fuga dei top player
I club in Lega parlano di possibile taglio degli emolumenti Tommasi: l’equilibrio dei conti ci sta a cuore, parliamone
MILANO
Di fronte a oltre quattromila vittime e ospedali al collasso, per il calcio è difficile fare apertamente la conta dei danni. E anche ogni richiesta di aiuto al governo è stata posticipata. Ma, come ogni industria, anche quella del pallone sta valutando le ricadute, che possono arrivare a circa 160 milioni se il campionato ripartirà a maggio e superare i 700 milioni (sponsor, diritti tv, biglietti) se non dovesse più riprendere.
Il Barcellona stima perdite per 86 milioni solo alla voce merchandising, e la riduzione dei costi ora è la priorità, da trattare con stelle del calibro di Messi. Nessuno, è la tesi dei presidenti di Serie A, è immune alle perdite. Calciatori e allenatori si sono detti disponibili ad aprire un tavolo per le valutazioni del caso ma a tempo debito, quando sarà più chiaro l'orizzonte. Al di là delle previsioni, decisamente ottimistiche, su una ripresa il 3 maggio. «La Lega Serie A i suoi club si atterranno alle decisioni delle autorità preposte», filtra alla fine dell'ennesima riunione informale in conference call. Ogni ragionamento su sospensione o decurtazione degli ingaggi è inutile senza avere un'idea di cosa succederà fra maggio e giugno. Alcuni club hanno già pagato gli stipendi di marzo, e la convinzione diffusa è che, se necessario, sarà possibile sforare a luglio per portare a termine la stagione. Anche se diverse società stanno pensando di sospendere gli emolumentidi marzo per i loto tesserati. presidente dell'Aic Damiano Tommasi sottolinea che «il tema della sostenibilità del sistema calcio durante e dopo questa crisi globale è ovviamente tema di estremo interesse per tutti, calciatori compresi. Tutti abbiamo l'interesse che l'equilibrio economico venga preservato e proprio per questo dobbiamo valutare tutti gli elementi del momento. Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori», ha aggiunto. L'Aic non si tirerà indietro, di fronte al confronto. Su questo fronte, come sugli altri ritenuti al momento assolutamente prioritari (salute, allenamenti, ferie) le consultazioni con le squadre in chat sono continue. L'Aic aspetta di capire come evolverà la situazione, quanto lungo sarà lo stop e quale sarà il danno effettivo. Di certo, le considerazioni che emergono da Vicenza, un conto sarà riprendere a inizio maggio e tutt'altro se dovesse saltare la stagione; ci sarebbero poi da valutare diverse varianti, a cominciare dalla differenza tra le media in Lega Pro (50 mila euro netti) e gli ingaggi top in A. Una riduzione degli ingaggi, se da un lato potrebbe dare un respiro di sollievo ai club dall'altro potrebbe anche dare il via alla fuga dei top player verso l'estero. «Il calcio tornerà al momento giusto ma non prima che questa emergenza mondiale sia risolta", ha detto l’amministratore delegato del Milan, Ivan Gazidis, chiarendo che la priorità del club «è e sarà sempre la salute e la sicurezza dei nostri giocatori e del personale, della nostra comunità locale e globale, e soprattutto dei più vulnerabili tra noi». I rossoneri, come altri, non ricominceranno ad allenarsi prima del 3 aprile. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
