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Meini: «La gestione iniziale del coronavirus da parte della Fip mi ha lasciato perplesso»

RAFFAELLO DE MAIO
Meini: «La gestione iniziale del coronavirus da parte della Fip mi ha lasciato perplesso»

Il capitano del Montecatini, come tutti i rossoblù, segue il programma di allenamento individuale del professor Ercolini

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MONTECATINI. Il campionato di basket di serie B ha vissuto la prima settimana di quarantena forzata e viaggia a fari spenti verso il 3 aprile, la data in cui dovrebbe terminare la sospensione decretata dal Coni.

Montecatini, come tutte le società di serie A, A2 e serie B, è in attesa dello sviluppo degli eventi e nel frattempo ha interrotto gli allenamenti con la palla, consegnando ai propri giocatori (rimasti tutti in città) un programma atletico personalizzato sviluppato dal professor Ercolini.

E anche Guido Meini, il capitano rossoblù, sta vivendo una situazione che non gli si era mai presentata in carriera, tenendosi in contatto con staff e compagni e cercando di vivere con serenità.

Guido, come stai vivendo questa situazione di emergenza, sia da cittadino che da cestista?

«Come spero facciano tutti: stando in casa e cercando di uscire solo per lo strettissimo necessario, tra cui un po’ di attività fisica in solitaria per non perdere la condizione. Prima avremo il rigore di rispettare le direttive, prima riusciremo a ripartire. Fortunatamente le cose da fare non mancano, per cui c’è comunque poco tempo per annoiarsi».

Pensi che le misure che siano state decise, anche da chi governa lo sport, siano efficaci?

«Non mi permetto di dare giudizi su materie lontane da me, in riferimento alle disposizioni del governo che per altro mi pare abbia seguito la linea di chi si è trovato ad affrontare il problema prima di noi. Al contrario purtroppo, devo ammettere che la gestione dell’emergenza, nella fase che ha preceduto la chiusura attuale, mi ha lasciato più di qualche dubbio sulla considerazione che federazioni e leghe hanno riservato ai rispettivi tesserati. Mi riferisco a partite rimandate, altre giocate in situazioni tutt’altro che “ordinarie”, lasciando l’onere dell’organizzazione delle gare alle società interessate. Le strutture che stanno sopra di noi sono indispensabili, ma non ci dimentichiamo che esistono perché esistono gli atleti che danno vita ad uno spettacolo. Diciamo che la pallacanestro senza federazione probabilmente troverebbe un modo per continuare, per la federazione senza i giocatori invece, credo sarebbe più complicato. In certi casi la volontà e il parere degli atleti a mio avviso non può e non deve essere messo in secondo piano, così come la salute degli stessi».

In una stagione per certi versi negativa, lo stop arriva proprio nel momento in cui stavate crescendo: quali sono le tue sensazioni riguardo una ripresa dell'attività?

«La crescita era già nell’aria da tempo, diciamo che in quest’ultimo periodo stavamo riuscendo anche a concretizzare il lavoro fatto da agosto ad oggi ed in più con l’innesto dei ragazzi nuovi. Se il campionato ripartisse dovremmo affrontare una situazione nuova, e per certi versi estrema, rifacendo lavoro atletico simile a quello di inizio stagione».

Le ultime quattro partite vi hanno visto in netta crescita: parlando in un'ottica di ripresa del campionato, pensi che la salvezza diretta (senza passare dai playout) sia possibile?

«È possibile e noi ci crediamo. Lo stiamo dimostrando sia nel lavoro quotidiano che nei risultati. Permettimi a questo proposito di ribadire pubblicamente i miei complimenti per i componenti della “spedizione” in Sicilia di due settimane fa. A mio avviso sono emerse qualità morali, prima ancora che tecniche, che sono sicuro ci consentiranno di salvarci». —

RAFFAELLO DE MAIO. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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