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Formula uno nel caos tra il maxi rebus del calendario e lo sviluppo dei bolidi
La stagione dovrebbe prevedere la disputa di diciannove Gran premi con l’apertura a Baku (Azerbaigian) il 7 giugno
L’orizzonte si perde alla vista, inghiottito dall’assoluta indefinitezza. La Formula uno cerca in queste ore di salvare il salvabile e tenta di mettere in piedi una stagione ugualmente credibile. Dopo il taglio dei primi gran premi, l’obiettivo continua ad essere quello di far sopravvivere l’appuntamento di Montecarlo, previsto il 22 maggio, ma in pochi credono che ci si possa fare. Originariamente, quella del 2020 doveva essere la stagione più lunga nella storia della Formula uno, con ben 22 tappe. Nonostante l’emergenza coronavirus, potrebbe comunque non essere la più corta, dal momento che la revisione del calendario a cui si sta lavorando prevede la disputa di 19 Gran premi (come nel 2015) e l’ipotesi di alcuni weekend costituiti solamente da due giorni, partendo ovviamente dal presupposto di un’apertura alla massima flessibilità da parte delle scuderie. Per quanto riguarda Bahrein (data originaria 22 marzo), Vietnam (5 aprile), Cina (19 aprile) e Olanda (3 maggio), si cercherà di recuperarli sfruttando la pausa estiva (dal 2 al 30 agosto) e posticipando la fine del campionato, ora fissata ad Abu Dhabi il 29 novembre.
La previsione più pessimistica, che al momento è anche quella più realistica, indica il 7 giugno quale data più probabile per il via del Mondiale, a Baku in Azerbaigian, con triplette (tre Gran premi in tre weekend consecutivi) da piazzare nella pausa estiva, magari facendo disputare solamente qualifiche e gare. Ad oggi, quindi, il Gran premio di Monaco è gravemente a rischio. La conferma arriva da Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonimo team di Formula uno e tra gli addetti ai lavori più stimati. «Da quanto mi risulta – dice Minardi – a Montecarlo sono già in grossa difficoltà. Nella settimana che si apre domani (oggi per chi legge, ndr) nel Principato avrebbero dovuto cominciare ad allestire la prima parte del percorso, a partire dalle tribune. Penso proprio che non ne faranno di nulla e che quel Gran premio vada incontro alla cancellazione».
Minardi tiene a precisare più volte il fatto di essere particolarmente contento di non dover resistere a questa anomala e devastante situazione da proprietario di una scudiera. «Posso benissimo immaginare – aggiunge – quali problemi sono costretti ad affrontare in questa fase i team, a partire dalla questione economica, dai contratti che certi sponsor vorrebbero far saltare e dalle nuove e ridotte ripartizioni dei finanziamenti per i diritti tv in seguito alla rinuncia ad alcuni Gran premi».
Ma si verso una stagione falsata? Minardi risponde seccamente di no: «Ai miei tempi – spiega – le annate erano composte da 15-16 Gran premi e quindi non penso che il calendario ridotto sia un grande problema. Il quadro è estremamente complicato, anche perché quanto sta avvenendo rallenta lo sviluppo delle macchine. Parecchi ingegneri, in questi giorni, sono costretti a lavorare in modalità “smart working” e quindi i margini di miglioramento sono ridotti ai minimi termini. Chi ha avuto la fortuna di indovinare la macchina nella fase iniziale sarà certamente avvantaggiato, chi l’ha studiata male e avrebbe bisogno di ritoccarla è destinato a rimanere al palo». —
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