Gli scacchi al tempo del virus I tornei si fanno online, ad Empoli scoperti 4 “bari”
Hanno dovuto interrompere le attività del circolo a causa dell’emergenza coronavirus, iniziando a organizzare i tornei di scacchi via Internet. E proprio durante uno di questi – sabato scorso – quattro giocatori (tre ragazzini sotto i 16 anni e un adulto), gli stessi arrivati nei primi quattro posti, sono stati scoperti e squalificati per aver giocato con l’aiuto di un programma. In pratica non avevano avversari del loro livello, se non loro stessi: il loro cervello era un calcolatore automatico, un software capace di vincere anche contro il campione del mondo. Troppo perfetti per essere veri, anche perché dal vivo tutti li ricordavano non certo imbattibili. È successo durante un torneo veloce (dieci i minuti per concludere la partita) disputato sul sito Lichess.com e organizzato dal circolo scacchistico di Empoli. Uno dei responsabili – nonché consigliere regionale del Comitato regionale toscano – Graziano Furlani si dice incredulo. «Tre dei quattro “bari” – conferma lo scacchista – sono stati scoperti automaticamente dal sistema antifrode del portale, quindi squalificati all’istante. Il primo classificato, invece, ha usato un po’ il programma e un po’ la sua mente e dopo la segnalazione di un partecipante al torneo, un candidato maestro decisamente più forte di lui ma che dal match era uscito sonoramente sconfitto, lo ha segnalato e dopo due giorni è stato squalificato».
Secondo Furlani nel momento clou della partita decisiva del torneo «avrebbe fatto 20 mosse perfette, quelle giocate dai computer». Impossibile per un principiante. Secondo Furlani «è triste vedere dei ragazzini che, se non controllati, scelgono una scorciatoia illegale per non vincere nemmeno nulla. È questione di etica, mentre il caso dell’adulto, è semplicemente vergognoso. Molte volte questi ragazzini può anche venire la tentazione), ma a 15-16 anni bisogna capire. Queste persone le conosciamo tutti, la prossima volta se qualcuno li incrocerà a un torneo dal vivo a battuta gli chiederà “Ehi, ma stai usando il computer?”. Non va bene, ci sarà sempre un pregiudizio su loro d’ora in avanti». —
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