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DOPO IL 4-1 AL VALENCIA 

Una Dea da incoronare: incanta la Champions con il budget più piccolo

Una Dea da incoronare: incanta la Champions con il budget più piccolo

Capello: l’Atalanta è il nostro Liverpool, è il nuovo calcio Ma il monte ingaggi è da bassissima serie B inglese...

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BERGAMO. «Non possiamo ancora festeggiare». È il refrain di Gian Piero Gasperini dopo l'ennesima impresa della sua Atalanta, capace di ipotecare i quarti di finale di Champions League travolgendo un Valencia costretto al ritorno all'impresa per ribaltare il 4-1 di San Siro. I tifosi hanno preso l'allenatore in parola: a differenza della nottata tra l'11 e il 12 dicembre scorso, in occasione dalla qualificazione agli ottavi col tris secco sulla ruota di Kharkiv contro lo Shaktar nell'ultima partita del girone, niente cortei in centro o tremila persone ad accogliere la squadra al ritorno dalla trasferta oltre le due del mattino in aeroporto. Ma la dimensione dell'impresa, ancorchè non completa, l'ha data Fabio Capello, uno che di Europa se ne intende: «L'Atalanta è il nostro Liverpool: è il nuovo calcio italiano», ha detto nella notte di San Siro. Internazionale negli uomini (ieri in campo giocatori italiani, brasiliani, argentini, sloveni, olandesi, svizzeri, tedeschi, croati, colombiani, ucraini) ma soprattutto nell'intensità, l'Atalanta ora è applaudita anche dalla Champions e dai suoi protagonisti. Intanto, le ambizioni del tifo bergamasco sono inversamente proporzionali all'esultanza esplicita. Con la partita giocata a cinquanta chilometri da casa, la festa s'è consumata tra l'esodo e il controesodo dei 43 mila. In autostrada, imboccata fin dalle tre del pomeriggio e la Tangenziale Est, teatro di due incidenti che non hanno rallentato la marcia di coppe degli atalantini. Ma c'è ancora a sfida a campi invertiti. E a Bergamo, se per il mercoledì si sono sprecati permessi di lavoro e pure scolastici, il giovedì è pur sempre un giorno lavorativo. Intanto la squadra viaggia di record in record, con un monte ingaggi pari alla quindicesima della serie B inglese... Quello del pubblico in una partita interna: 45.792 spettatori, superando i 43.426 allo stadio di Bergamo risalente al 16 settembre 1984, al rientro in serie A dopo cinque stagioni tra il purgatorio della B e l'inferno della C. È stato il trionfo della formula, collaudata lungo tre mesi di stop tra autunno e inverno, senza il centravanti Duvan Zapata, subentrato nel finale a Mattia Caldara, con Mario Pasalic tuttocampista e il Papu Gomez seconda punta a fornire gli assist. Josip Ilicic ha rotto il ghiaccio in Champions League, ma anche per il doppiettista Hans Hateboer e Remo Freuler s'è trattato delle primizie nella coppa dalle grandi orecchie. In tutto dieci giocatori a segno nella cavalcata europea, mentre in campionato sono 14. Lo sloveno è il capocannoniere stagionale a quota 16 (1 in Coppa Italia) di un collettivo che fin qui ha gonfiato il sacco 76 volte (63 in 24 gare in A, 1 in Coppa Italia) in 32 partite ufficiali e ha forse l'unico difetto di concedere troppo, vedi palla persa di José Palomino (100 presenze) sul punto della bandiera altrui: 47 i gol subìti, 13 solo in Champions, l'ultimo da Cheryshev: «Per passare il turno ci vuole personalità sul piano tecnico, non si possono regalare palloni davanti alla nostra aerea», la sentenza del Gasp. Quella dell'amministratore delegato Luca Percassi, a bocce ferme, è ancora più significativa: «La serata col Valencia è l'apice della nostra storia e vorremmo che non finisse mai». Quarti in campionato, con più di un piede nei quarti nel calcio continentale che conta: la prossima tappa è il Sassuolo, ma da queste parti guardano tutti al 10 marzo al «Mestalla» per completare il capolavoro. —

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