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Due uomini e uno schema: la notte del 3–5-2 Conte: sfida tra outsider. Inzaghi: no, scudetto

Due uomini e uno schema: la notte del 3–5-2 Conte: sfida tra outsider. Inzaghi: no, scudetto

Il tecnico dell’Inter: loro sono più avanti, ma sarà aperta. Il laziale: ora sappiamo chi siamo, vincere ci manderebbe in orbita

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ROMA. Non è una gara scudetto, o meglio, Lazio-Inter viene definita da Antonio Conte come «una partita tra due outsider del campionato italiano». Neppure nelle più rosee aspettative, nerazzurri e biancocelesti avrebbero ipotizzato di cancellare il gap con la Juventus e lottare quasi ad armi pari per il titolo. Un anno fa, di questo periodo, i bianconeri avevano tredici punti di vantaggio sul secondo posto. Un abisso colmato dall'Inter di Conte e dalla Lazio di Inzaghi che riceve i complimenti dell'ex ct: «Loro sono ormai una realtà consolidata nel campionato italiano. L'anno scorso hanno vinto la Coppa Italia, quest'anno la Supercoppa. Si stanno imponendo a livello di trofei. Hanno tenuto i giocatori più forti aggiungendone di nuovi e c'è l'ottimo lavoro di Inzaghi. Sono più avanti nei lavori rispetto a noi perché sono insieme da più tempo e hanno costruito una squadra sempre più forte. Il merito va al presidente e al ds che stanno facendo un ottimo lavoro». Rispetto alla sfida contro il Napoli, Conte crede che le due squadre si affronteranno a viso aperto. «Sarà una partita che si giocherà e vinca il migliore». Ovviamente la speranza è che non ci siano polemiche, come accaduto invece nelle ultime partite tra campionato e Coppa. E sono in tanti a criticare gli arbitri per mancanza di uniformità di giudizio. «Sicuramente ci sono delle difficoltà oggettive - dice la sua Conte - errori importanti. Situazioni che lasciano un pò di perplessità. Noi dobbiamo avere la volontà e la voglia di credere sempre che ci sia buonafede. Nel momento in cui non dovessimo pensare questo allora è giusto alzarsi e andare via. La malafede non la puoi accettare». L'ipotesi di introdurre il challenge, dare la possibilità agli allenatori di chiamare in causa la Var, non è la soluzione secondo Conte che tranciante nel giudizio. «Non mi piace. Io non devo chiamare nessuno, se c'è una situazione sotto gli occhi di tutti che è chiara, che devo chiamare? La devono vedere loro. Parliamoci chiaro. Abbiamo già tanti pensieri durante la partita. La gente che sta lì che fa? Le immagini sono chiare e nitide per prendere una decisione uniforme al 95%. La var a chiamata è una cosa non utile».

I numeri non mentono e costringono anche Simone Inzaghi ad ammettere che quella di stasera all'Olimpico con l'Inter può considerarsi a tutti gli effetti una sfida-scudetto «perché la classifica dice questo». La Lazio d'altronde si trova ad un solo punto dalla coppia di testa e non può più nascondersi. «Fa un bell'effetto» però, sottolinea il tecnico biancoceleste, prima di chiarire il punto di vista di chi lavora a Formello: «Sappiamo bene da dove siamo partiti, da dove arriviamo, abbiamo meritato questa posizione. Abbiamo fatto tantissime partite, giochiamo un ottimo calcio. Non abbiamo l'ossessione di questa posizione, sappiamo quello che era il nostro obiettivo iniziale». Ovvero riportare la Lazio in Champions League. Sognare però non costa nulla, anche in considerazione del fatto che la sfida coi nerazzurri «è importante, ma non decisiva. Dopo ne mancheranno altre 14 di partite. Certo vincere darebbe una grandissima spinta in più». Per volare ancora più in alto e provare ad insidiare davvero il dominio bianconero.

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